Nella giornata di oggi la relazione della NADEF, pubblicata nei giorni scorsi dal Governo in vista della prossima manovra economica, è stata presentata attraverso una relazione che il ministero dell’Economia ha trasmesso al Parlamento Italiano.
In questa occasione Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia e delle Finanze, ha descritto il contesto in cui è stata presa la decisione di queste nuove misure, definendo la situazione “più delicata di quanto prefigurato in primavera”.
“In una situazione in cui la finanza pubblica è gravata dall’onere degli incentivi edilizi, dal rialzo dei tassi e dal rallentamento del ciclo economico internazionale, è necessario fare scelte difficili – ha aggiunto Giorgetti, che ha fatto riferimento ai temi già menzionati in passato, che rientrano nella prossima legge di bilancio: Pil, Superbonus, rallentamento dell’economia internazionale, aumento dei tassi di interesse e l’inflazione.
Qualche giorno fa il Governo ha certificato che il rapporto deficit/Pil ha raggiunto il 5,3% e in virtù del quadro economico del nostro Paese il ministro Giorgetti ha fatto un resoconto generale: “Gli spazi finanziari che si rendono disponibili, quale differenza tra gli andamenti tendenziali e programmatici aggiornati, che includono anche la maggiore spesa per interessi passivi conseguente al maggior disavanzo, sono pari a 3,2 miliardi nel 2023, 15,7 miliardi nel 2024 e 4,6 miliardi nel 2025”.
Successivamente Giorgetti ha fatto riferimento ai debiti prodotti nel 2023: “Attraverso un provvedimento d’urgenza, saranno destinate, in particolare, al conguaglio anticipato dell’adeguamento Istat per i trattamenti pensionistici previsto per l’anno 2024, a misure per il personale delle pubbliche amministrazioni e alla gestione dei flussi migratori. Per garantire la sostenibilità del debito e coerentemente con una gestione più dinamica delle partecipazioni pubbliche, il nuovo scenario programmatico prevede proventi da dismissioni pari ad almeno l’1 per cento del Pil nel biennio 2024-2026”. Giorgetti inoltre parla di “dismissione di partecipazioni societarie pubbliche, rispetto alle quali esistono impegni nei confronti della Commissione europea legati alla disciplina degli aiuti di Stato, oppure la cui quota di possesso del settore pubblico eccede quella necessaria a mantenere un’opportuna coerenza e unitarietà di indirizzo strategico”.
Il Governo ha giustificato questo debito spiegando che servirà a dare uno slancio all’economia: “Riteniamo che l’incertezza di fondo che caratterizza la situazione economica renda necessario intervenire per ridare slancio all’economia e assicurarle un maggiore grado di resilienza. Occorre consolidare la crescita, soprattutto nel corso del prossimo anno, con provvedimenti – quali quello di riduzione del cuneo fiscale a carico dei lavoratori – che garantiscano la tutela del potere d’acquisto delle famiglie e continuino ad accompagnare il processo di riduzione dell’inflazione. È anche importante iniziare a dare concreta attuazione ai contenuti previsti dalla delega fiscale per avviarsi su un percorso che, nel corso dei prossimi anni, trasformi il sistema tributario in un fattore di crescita”.

