Di STEFANO SCIBILIA
Il controverso tema legato ai flussi migratori è diventato da giorni uno scontro istituzionale dal momento in cui la giudice di Catania Iolanda Apostolico non ha confermato il trattenimento di tre migranti richiedenti asilo nei Cpr, ritenendo che le regole presenti nel nuovo decreto varato dal Governo sono “illegittime” e “in contrasto con la normativa europea”.
La giudice Apostolico dopo la conferma del procedimento è finita al centro di una bufera politica e mediatica, ricevendo diverse critiche dagli esponenti della maggioranza di Governo, mentre sui social è stata accusata di “difendere il traffico delle Ong nel mediterraneo”. Meloni ha risposto alla sentenza emanata dal Tribunale di Catania con un post in cui ha affermato di essere “basita” di fronte al procedimento. Nella lunga replica sull’immigrazione la premier spiega anche che la questione migranti “diventa molto più difficile se nel frattempo altri Stati lavorano nella direzione opposta, e se perfino un pezzo di Italia fa tutto il possibile per favorire l’immigrazione illegale”. In merito alle parole di Meloni e alle conseguenti polemiche, nelle ultime ore il Consiglio Superiore della Magistratura ha fatto partire una raccolta firme da parte di 13 consiglieri togati per tutelare la magistrata di Catania.
Nel documento visionato dall’Ansa di parla di “due autentici attacchi all’autonomia della magistratura” provenienti dalla presidente del Consiglio e dai membri della maggioranza del Governo. Sempre nel testo si legge che “queste dichiarazioni, realizzando una grave delegittimazione professionale del giudice estensore dell’ordinanza, espongono lo stesso a indebiti attacchi mediatici aventi a oggetto la sua sfera personale”. Per questo motivo i firmatari del documento hanno richiesto “con la massima urgenza” una pratica a tutela.
Anche la giudice Iolanda Apostolico ha risposto alle parole di Meloni, specificando in primis di non voler entrare nelle polemiche nate dalla sentenza: “Il mio provvedimento è impugnabile con ricorso in Cassazione. Non tocca a me difenderlo. Non rientra nei miei compiti”. Apostolico sottolinea che “non si deve trasformare una questione giuridica in una vicenda personale”.
Anche la sezione catanese dell’Associazione Nazionale Magistrati è intervenuta schierandosi al fianco di Apostolico: “Gli attacchi da parte di esponenti politici e organi di stampa – scrivono da Catania – sono del tutto gratuiti e irrispettosi, oltre che non rispettosi delle sfere di attribuzione e della dignità stessa della persona ormai esposta ad una gogna mediatica”. Dall’ufficio di Protezione Internazionale del tribunale civile di Catania, dove la giudice lavora dal 2019, la figura di Apostolico viene definita come una donna libera da qualsiasi condizionamento politico e una persona studiosa e stimata dagli avvocati.
Ieri il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi in una conferenza stampa in Liguria ha parlato della realizzazione di un Cpr in Liguria, ma non a Ventimiglia, mentre alle numerose domande dei giornalisti sul discusso provvedimento della giudice di Catania ha affermato che: “Ci sono le condizioni per impugnare la sentenza di Catania. Dalla lettura dell’atto sono convinto che abbiamo ragioni da sostenere”.
Aspre le critiche anche da parte dell’opposizione nei confronti del Governo Meloni. La segretaria del Pd Elly Schlein ha accusato la premier di cercarsi un nemico al giorno per nascondere le sue responsabilità: “Giorgia Meloni la smetta di alimentare lo scontro istituzionale che danneggia il Paese. La smettano di cercare un nemico al giorno per nascondere le proprie responsabilità. Se cercano responsabili del disastro sull’accoglienza si guardino allo specchio: è la destra che scrive leggi palesemente incostituzionali e poi se la prende con i giudici che fanno il loro lavoro. E’ la destra che ha messo la firma su tutte le leggi che hanno prodotto questo caos, come la Bossi-Fini che alimenta l’irregolarità, è sempre la destra che non ha mai contrastato il regolamento Dublino lasciando l’Italia più sola, per allearsi con Polonia e Ungheria che di solidarietà non ne vogliono sapere”.

