Di REDAZIONE
Non ci sono ancora certezze sull’incidente sulle motivazioni legate all’incidente avvenuto due sere fa sul cavalcavia di Mestre, che è costato la vita a 21 persone. Per il momento nel plurimo fascicolo di inchiesta aperto dalla Procura di Venezia non risultano indagati, ma le ipotesi al vaglio della magistratura sono due: La prima è una manovra azzardata, con l’affiancamento ad un altro bus e un guard-rail vecchio, la seconda, sommata alla prima, un malore dell’autista che ha perso il controllo del mezzo. Il Procuratore Bruno Cherchi sulla vicenda ha riferito che: “Non ci sono allo stato indagati mentre il guard-rail, la zona di caduta del bus e lo stesso mezzo sono stati posti sotto sequestro”.
Intanto nella giornata di ieri si sono concluse all’obitorio dell’ospedale all’Angelo si sono concluse le difficili operazioni di identificazione delle 21 vittime, tutte straniere (nove ucraini, quattro romeni, tre tedeschi, due portoghesi, un croato, un sudafricano e l’unico italiano l’autista del bus).
Da ieri circola un video online in cui si vede l’autista Alberto Rizzotto affiancare un altro bus per poi cadere dal cavalcavia, ma successive indagini dimostreranno che il mezzo affiancato non è mai stato toccato dall’autista e su questo aspetto il capo della Procura veneziana è stato molto chiaro: “Non ci sono segni di frenata, né contatti con altri mezzi. La dinamica dell’incidente vede il bus toccare e scivolare lungo il guardrail per una cinquantina di metri, e infine, con un’ulteriore spinta a destra, precipitare al suolo”.
Sul guardrail non a norma arriva oggi una conferma dal Corriere della Sera. Secondo l’ingegnere Alfredo Principio Mortellaro, ex direttore dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle infrastrutture stradali e autostradali e presidente della Commissione ministeriale che ha indagato sul disastro del Morandi, la forma a doppia onda ormai è obsoleta. “Per forma, a doppia onda, ormai superata, e altezza, non più di 70 centimetri. Considerato il traffico di mezzi pesanti che c’è su quel ponte, la sicurezza non è garantita. Avrebbe dovuto essere sostituito dieci anni fa, perché così veniva richiesto dalla normativa europea e italiana”. Secondo il Comune di Venezia, proprietario e gestore del ponte, al quale spetta la manutenzione, non è stata invece violata alcuna norma: “Sapevamo che si doveva sostituire ma non c’era alcun obbligo. I lavori sono comunque in corso e riguardano l’intera soletta”.
Sulle accuse legate al guardrail ha risposto anche l’assessore ai trasporti del comune di Venezia Renato Boraso: “Sono affermazioni inaccettabili quelle che ho letto. Il bus non è caduto perché ‘c’era un buco di un metro e mezzo nel guardrail. Quel buco è un varco di sicurezza, di servizio, previsto dal progetto originario del manufatto. L’autobus è caduto 50 metri dopo il varco, dopo aver strisciato sul guardarail, senza segno di frenata o contro-sterzata. O vogliamo dire che senza il ‘buco’, la barriera avrebbe tenuto un mezzo in corsa, che sbanda, di 13 tonnellate?”
Una delle poche certezze sono invece legate alla bassissima età media della tragedia, basti pensare che nella tragedia è rimasto coinvolto un bambino di un anno e mezzo, una ragazzina tra gli 11 e i 12 anni e altre due ragazze avevano 28 e 30 anni. I 15 sopravvissuti sono invece suddivisi in diversi ospedali e 10 di questi sono ancora in rianimazione. Tra i “non gravi” ci sono due fratellini di 3 e 13 anni, che però non sanno ancora della morte della mamma.

