Di STEFANO SCIBILIA
Sono ore di tensione e panico in Israele da quando a partire dalle 6.30 di ieri mattina è stato effettuato un attacco missilistico senza precedenti da parte dell’organizzazione terroristica Hamas. Il bilancio delle vittime è in costante aumento: Gli ultimi aggiornamenti forniti da “The Times of Israel” parlano di circa 600 morti, ma è sicuramente un numero che purtroppo è destinato a salire per via degli altrettanti feriti, molti dei quali risultano in gravi condizioni.
Mentre migliaia di razzi venivano lanciati contro Israele, Hamas annunciava, attraverso una dichiarazione del comandante militare Mohammad Deif, l’inizio dell’operazione “Al-Aqsa Flood”, parlando di “giorno della grande rivoluzione” e rivendicando una “reazione alla profanazione dei luoghi santi a Gerusalemme”, una risposta alle misure adottate nei confronti dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane.

Una sorta di invito alla battaglia che ha anche trovato diverse adesioni: Il gruppo palestinese del Jihad Islamico ha affermato di essere “parte di questa battaglia”. Il portavoce del gruppo ha dichiarato: “I nostri combattenti stanno accanto ai loro fratelli di Hamas, spalla a spalla, fino alla vittoria”. Tutti i gruppi della Resistenza in Palestina hanno annunciato che si sarebbero uniti alla battaglia al fianco di Hamas, tra cui le Brigate Al-Aqsa, la Fossa dei Leoni e le Brigate Al-Mujaheddin.
Attraverso un comunicato pubblicato nella serata di ieri il Linkud, partito del premier israeliano Benjamin Netanyahu, ha reso noto che il primo ministro ha invitato i leader di opposizione Yair Lapid e Benny Gants a unirsi al governo di unità nazionale che dovrà guidare Israele nella risposta all’attacco senza precedenti lanciato da Hamas.
Diversi media israeliani oltre a rendere noto l’elevato numero di vittime hanno anche parlato di diversi scontri all’interno di Israele e diversi video circolati sui social mostrano crolli di edifici e soldati massacrati.
Accordi di Abramo in crisi
Nell’annunciare il suo attacco Deif ha anche esortato i palestinesi della Cisgiordania e dei territori occupati a prendere le armi, oltre ad incoraggiare gli arabi dei Paesi vicini a unirsi all’attacco. Una mossa che di fatto punta anche a mettere in crisi i cosiddetti “Accordi di Abramo”, un trattato di pace firmato a Washington il 15 settembre 2020 dal ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti Abdullah bin Zayed Al Nahyan, dal ministro degli Esteri del Bahrein Abdullatif bin Rashid Al Zayani, dal 45º presidente degli Stati Uniti Donald Trump e dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Lo scopo del Trattato, nato da un’idea dell’amministrazione Trump, era quello di instaurare una pace fra israeliani e palestinesi, protagonisti da anni di scontri sulla striscia di Gaza. L’ex presidente degli Stati Uniti organizzò la cerimonia di firma del contratto nella South Lawn della Casa Bianca, idealizzando il Trattato come “l’accordo del secolo”.
Un passo indietro
Oggi a distanza di tre anni dalla firma di quel Trattato, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, in virtù di questo crudele attacco, si ritrova costretto a dichiarare lo stato di guerra in Israele, con l’esercito che ha dato il via all’operazione “Spade di ferro” in risposta all’attacco a sorpresa di Hamas.
In un video pubblicato ieri nelle ore successive all’attacco il premier israeliano Netanyahu ha tenuto il suo discorso alla Nazione, esortando i palestinesi a lasciare Gaza e promettendo di ridurre i nascondigli di Hamas a delle rovine: “Ci vendicheremo con Hamas per questa giornata nera. L’esercito userà tutto la sua forza e li colpiremo ovunque. Quanto accaduto oggi non si era visto in Israele e farò in modo che non accada di nuovo. Sarà una guerra per la quale occorrerà tempo, sarà difficile, giorni di sfida sono davanti a noi”.
Sempre nel suo messaggio alla nazione Netanyahu ha invitato Hamas a “non torcere un solo capello agli ostaggi a Gaza. Voi – ha aggiunto rivolgendosi a coloro che sono stati rapiti – fate parte della catena degli eroi di Israele e siamo tutti con voi”.
La reazione dell’Italia
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha reso noto che tutti gli italiani in Israele sono stati contattati, sostenendo che non risultano feriti: “Sono 18mila gli italiani che vivono in Israele, qualcuno ha anche il doppio passaporto. E sono 250 quelli che sono temporaneamente in Israele e ci sono una ventina di italiani nella striscia di Gaza”.
Sempre nella giornata di ieri la premier Giorgia Meloni ha convocato a Palazzo Chigi i vertici dell’intelligence per un’analisi a caldo di quanto stava accadendo in Israele. All’incontro erano presenti i ministri di Esteri, Interno e Difesa, Antonio Tajani, Matteo Piantedosi e Guido Crosetto, l’Autorità nazionale per la sicurezza della Repubblica, il sottosegretario Alfredo Mantovano, il consigliere diplomatico della premier, l’ambasciatore Francesco Maria Talò, i direttori dei servizi, Elisabetta Belloni (Dis), Giovanni Caravelli (Aise) e Mario Parente (Aisi).

Durante l’incontro è stata presa la decisione di alzare la vigilanza sugli obiettivi israeliani presenti in Italia. In particolare a Roma è scattata la massima attenzione sul ghetto ebraico, sulla sinagoga e sull’ambasciata. Ieri sera sulla facciata di Palazzo Chigi è stata proiettata la bandiera di Israele in segno di solidarietà.
Tutto il mondo con Israele
Ad eccezione di Teheran, che ha celebrato l’attacco del gruppo terroristico palestinese, tutto il mondo si unito a Israele dopo l’attacco missilistico.
Dall’Onu il segretario generale Antonio Guterres esorta la comunità internazionale a mettere in atto “sforzi diplomatici per evitare un allargamento della conflagrazione” condanna gli attacchi di Hamas e sostenendo di essere “profondamente preoccupato per la popolazione civile”. In virtù di quanto accaduto a partire dalla mattinata di ieri il Consiglio di Sicurezza terrà una riunione di emergenza a porte chiuse al Palazzo di Vetro di New York oggi pomeriggio alle 21 italiane
Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha definito “inconcepibile” l’attacco di Hamas, ribadendo a Israele che Washington è “al suo fianco” e aggiungendo che “il terrorismo non è mai giustificato e Israele ha il diritto di difendersi e difendere la sua gente”.
Biden ha anche affermato di aver parlato al telefono con il premier Benjamin Netanyahu degli attacchi di queste ultime ore, sottolineando la condanna inequivocabile degli Stati Uniti.
L’ex presidente Donald Trump sostiene che “Israele ha ogni diritto di difendersi”, ma non perde l’occasione per ribadire che la sua amministrazione “aveva portato la pace in Medio Oriente con gli Accordi di Abramo, solo per vedere Biden azzerarla a una velocità maggiore di quanto si potesse pensare”.
“Condanno inequivocabilmente l’attacco compiuto dai terroristi di Hamas”. Così su X Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha commentato la vicenda, sottolineando che “Israele ha tutto il diritto di difendersi”. Opinione ribadita con una ferma condanna anche dal cancelliere tedesco Olaf Scholz, dal presidente francese Emmanuel Macron e dal premier britannico Rishi Sunak.
La Russia si definisce “sorpresa” per gli attacchi, con Mikhail Bogdanov, vice ministro degli Esteri che parla di “una ricaduta di un conflitto che dura da 75 anni. Mosca è in contatto con tutte le parti, compresi i Paesi arabi. Chiediamo moderazione, un cessate il fuoco immediato e la pace”.

