Di STEFANO SCIBILIA
Israele si prepara ad effettuare l’entrata via terra a Gaza, ma i tempi dell’attacco definitivo potrebbero allungarsi per le evidenti difficoltà nello sgombero dei civili da nord a sud della Striscia. L’enorme flusso di persone che sta lasciando le loro case provoca dei rallentamenti e a complicare la situazione c’è Hamas che con diversi posti di blocco sta ostacolando l’evacuazione.
Il ministero della Sanità locale riporta che l’ultimo bilancio a Gaza per gli attacchi di Israele è di 2329 morti e 9714 feriti. Tra questi, secondo l’esercito israeliano, c’è Billal al-Kedra, comandante dell’unità di elite di Hamas nota come “Nukhba” e responsabile della strage avvenuta nel Kibbutz Nirim. Nello stesso attacco, secondo il portavoce dell’esercito, “sono stati uccisi altri terroristi di Hamas e della Jihad islamica”.
Per rendere più agevoli gli spostamenti dei palestinesi il portavoce militare israeliano Avichay Adraee ha indicato su X in lingua araba il percorso da intraprendere in una determinata fascia oraria: “Abitanti di Gaza, negli ultimi giorni vi abbiamo esortato a lasciare Gaza City ed il nord della Striscia e di spostarvi a sud del Wadi Gaza per la vostra sicurezza. Oggi vi informiamo che fra le ore 10:00 e le 13:00 (ora locale, ndr) Israele non colpirà l’itinerario indicato dalla nostra cartina per raggiungere quella zona. Per la vostra sicurezza sfruttate questo breve lasso di tempo per andare a sud. Potete essere certi – conclude Adraee – che i dirigenti di Hamas hanno già provveduto alla protezione loro e delle loro famiglie“.
Ulteriore provvedimento intrapreso da Israele in vista dell’ormai imminente attacco via terra è lo sgombero della città di Sderot, che si trova proprio a ridosso della Striscia di Gaza e che ultimamente è un obiettivo ripetutamente colpito dal lancio di razzi da parte di Hamas. La città israeliana conta circa 30mila abitanti e il sindaco Allon Davidi sostiene che:“Non è questo il momento di restare in città ”.
L’Iran annuncia una risposta in caso di ingresso di Israele a Gaza
Intanto la missione iraniana in un messaggio all’Onu sostiene che nel caso in cui l’offensiva di Israele contro Hamas dovesse proseguire, Teheran ha intenzione di prendere dei provvedimenti rispondendo a questa azione: “Se i crimini di guerra e il genocidio dell’apartheid israeliano non verranno fermati immediatamente, la situazione potrebbe andare fuori controllo e ripercuotersi su conseguenze di vasta portata. La responsabilità (della continuazione degli attacchi israeliani) spetta alle Nazioni Unite, al Consiglio di sicurezza e agli Stati che stanno portando il Consiglio verso un vicolo cieco“, ha aggiunto la missione iraniana.
L’agenzia iraniana Irna riporta inoltre dell’incontro tra Hossein Amirabdollahian, ministro degli Esteri iraniano, e il leader di Hamas Ismail Haniyeh. Un dialogo sugli sviluppi di questa guerra in cui si è parlato di “continuare la cooperazione per raggiungere tutti gli obiettivi della resistenza e del popolo palestinesi”.
Le reazioni della Cina
Anche la Cina assume una posizione critica nei confronti di Israele. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi in un colloquio con il suo omologo saudita Faisal bin Farhan parla di una reazione che va oltre l’ambito dell’autodifesa. Nella nota diffusa dalla diplomazia di Pechino viene espressa preoccupazione per la situazione tra Israele E Gaza e si legge che Tel Aviv “dovrebbe ascoltare seriamente gli appelli della comunità internazionale e del Segretario generale dell’Onu sullo stop alle punizioni collettive del popolo di Gaza”.
La tv di Stato cinese annuncia inoltre la visita del diplomatico Zhai Jun in Medio Oriente, prevista la prossima settimana, per promuovere colloqui di pace. Una missione già anticipata lo scorso venerdì dal ministro degli Esteri cinese Wang Yi, durante la conferenza stampa con l’omologo Ue Josep Borrell.
Gli Usa contrattano per gli ostaggi e inviano aerei militari
Sono sempre più frequenti invece i colloqui telefonici tra il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e il premier israeliano Benjamin Netanyahu. I due leader hanno parlato degli ostaggi e dei civili con cittadinanza americana, tema su cui gli Usa stanno trattando anche con l’Egitto per l’apertura del tunnel sotterraneo della città di Rafah, al confine tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, anche se tale trattativa sembrerebbe essersi definitivamente arenata. Il presidente Biden in merito alla guerra tra Israele e Hamas ha affermato che per gli ebrei si tratta del “peggior massacro dall’Olocausto”, sottolineando anche che nella Striscia di Gaza ci sono numerosi civili che hanno ingiustamente perso la vita e non hanno nulla a che fare con Hamas.
Dialoghi tra Biden e Netanyau che si traducono anche in un completo appoggio degli Usa nella fornitura di mezzi avanzati. A conferma di tutto ciò un post pubblicato dl Comando Centrale degli Stati Uniti, dove viene annunciato che aerei A-10, velivoli di supporto per l’ attacco al suolo, si uniranno presto agli F-15 già dispiegati nell’area. Il tenente generale Alexus Grynkewich, comandante della Nona Air Force, dichiara in una nota che: “Dotandoci di mezzi avanzati e integrandoci con le forze congiunte e di coalizione, stiamo rafforzando le nostre partnership e la sicurezza nella regione. Il movimento degli aerei da guerra rafforza la posizione degli Stati Uniti e migliora le operazioni aeree in tutto il Medio Oriente”.

