Israele si prepara per l’invasione: Reazioni imprevedibili in tutto il Medio Oriente

Ieri è stata una giornata di scontri tra Israele e gli Hezbollah, alleati dell’Iran

Di STEFANO SCIBILIA

Le truppe di Israele sono schierate al confine di Gaza e si preparano per l’attacco via terra, ma le possibili reazioni di tutto il Medio Oriente rischiano di portare ad esiti imprevedibili. Una delle poche certezze è che questo conflitto non è più un qualcosa che riguarda solamente Israele e Hamas e probabilmente è così da sempre, anche da prima dell’attacco dello scorso 7 ottobre.

Ieri è stata una giornata di scontri tra Israele e gli Hezbollah, alleati dell’Iran. Sono diversi gli avvertimenti giunti al governo e all’esercito israeliano a non occupare Gaza. Uno di questi giunge proprio dal ministro degli Esteri iraniano Hossein Amirabdollahian a margine di un incontro a Doha con Ismail Haniyeh, leader di Hamas: “Nessuno può garantire il controllo della situazione”.

Un impegno personale e diretto dell’Iran in risposta al futuro ingresso di Israele a Gaza non viene escluso nemmeno dagli Stati Uniti, con il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan che dichiara di “non poter escludere che l’Iran scelga di impegnarsi direttamente in qualche modo”. Intanto sul campo gli scontri con il Libano aumentano e trovano concretezza negli scambi di colpi tra Israele e gli Hezbollah. Secondo gli israeliani sono nove i missili lanciati dai miliziani sciiti contro i carri armati israeliani, attacchi che hanno anche provocato quattro feriti e la morte di un soldato israeliano.

Israele ha risposto a questi attacchi con raid e artiglierie e inoltre ha vietato l’ingresso a tutti i civili fino a quattro chilometri dal confine con il Libano. Uno dei razzi di Hezbollah ha anche colpito il quartiere generale dell’Unifil (la Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite). La sede si trova nel sud del Libano e si sarebbe trattato di un errore di traiettoria che non ha provocato feriti o vittime.

Ciò che si prevede di fronte ad un attacco di Hamas a Gaza è dunque un contesto molto più complesso del previsto, che di fatto potrebbe cambiare le sorti del Medio Oriente. Il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant sostiene che Israele “non è interessato” ad aprire un ulteriore fronte con il Libano: “Non vogliamo una escalation della situazione, ma se gli Hezbollah scelgono la via della guerra pagheranno un pesante prezzo”.

Joshua Zarka, capo degli affari strategici del ministro degli Esteri israeliano è convinto che Teheran stia facendo di tutto per alimentare il conflitto, mentre il premier Benjamin Netanyahu ha contattato più di 155 famiglie che attendono notizie sul rapimento degli ostaggi, rassicurando i parenti che qualche giorno fa sono scesi in piazza per protestare contro il Governo israeliano. Il premier ha assicurato che la loro salvezza “è uno degli obiettivi prioritari della guerra”, per poi tornare ad attaccare Hamas: “Pensavate di spaccarci ma saremo voi a spaccarvi“, afferma Netanyahu.

Il comandante dell’aviazione Tomer Bar sostiene che gli attacchi ad Hamas proseguono senza sosta: “Stiamo gettando le basi per manovre di terra quanto più efficaci possibili”. Secondo gli ultimi dati dell’Onu a Gaza gli sfollati sono circa un milione, mentre sono 600mila quelli che hanno lasciato le loro abitazioni per spostarsi a sud su ordine dell’esercito israeliano, convinto che la vera base di Hamas sia tutta concentrata a nord di Gaza e nascosta in diversi sotterranei.

Intanto il ministero della Sanità riporta che a Gaza i morti sono 2670 e i feriti 9600. A questi numeri si aggiungono i 1000 dispersi tra le macerie degli edifici distrutti dall’esercito israeliano, mentre i mezzi di recupero per le ricerche non hanno più benzina per muoversi. Israele su pressione internazionale ha anche deciso di riaprire le forniture d’acqua nel sud di Gaza, dove una buona parte dei civili si è spostata, mentre il segretario di Stato americano Blinken ha annunciato che la trattativa con l’Egitto sui percorsi umanitari sta finalmente avendo risvolti positivi, con il valico di frontiera di Rafah che oggi è aperto per sbloccare l’uscita di circa 500 americani.

Per quanto riguarda Israele le vittime sono circa 1400 (di cui 289 soldati), mentre i feriti sono più di 3000. Infine gli israeliani che hanno lasciato le zone confinanti con Gaza, in particolare Sderot, sono circa 60mila.

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