Guerra in Medio Oriente, Hamas pubblica il primo video di un ostaggio: Biden in Israele

Gli sviluppi geopolitici della guerra in un contesto di totale emergenza tra ostaggi, mancanza di risorse ed elettricità

Di STEFANO SCIBILIA

La ricerca disperata di acqua al sud e l’esercito israeliano pronto ad invadere Gaza al nord. Potrebbe essere una sintesi per spiegare ciò che sta accadendo in Israele ma non basta, perché in mezzo ci sono i morti israeliani in seguito all’attacco del 7 ottobre che salgono a 1800. Ci sono gli ospedali palestinesi che stanno per rimanere senza elettricità, ci sono controversie per cui il valico di Rafah, al confine tra Egitto e Gaza, non è ancora stato aperto, nonostante il segretario di Stato americano Antony Blinken riportava qualche ora prima sosteneva che la trattativa sui percorsi umanitari per far uscire i circa 500 palestinesi con il passaporto americano stava andando a buon fine. Ma soprattutto c’è il primo video di un ostaggio diffuso da Hamas.

Lei si chiama Mia, viene da Shoham, una città appartenente al distretto centrale di Israele, ha 21 anni e nelle riprese dichiara di essere gravemente ferita alla mano: “In questo momento mi trovo a Gaza. Sono tornata sabato mattina presto da una festa a Sderot. Sono rimasta gravemente ferita alla mano. Mi hanno portato a Gaza e mi hanno portato qui all’ospedale. Si sono presi cura di me, mi hanno fornito le medicine. Ti chiedo solo di riportarmi a casa il più presto possibile dalla mia famiglia. Dai miei genitori, i miei fratelli. Per favore fatemi uscire di qui il più presto possibile”.

Una pressione quella di Hamas che vuole spingere Israele a fermare i raid su Hamas. Secondo quanto riportato dal portavoce del ministero degli Esteri iraniano Nasser Kanaani, l’unica condizione per cui Hamas è disposto a rilasciare gli ostaggi è dettata proprio dallo stop dei raid israeliani: “Hanno dichiarato di essere pronti a prendere le misure necessarie per liberare i cittadini e i civili, detenuti dai gruppi di resistenza, ma il loro punto è che tali misure richiedono preparativi impossibili sotto i bombardamenti quotidiani su Gaza” afferma il portavoce di Teheran: “Abbiamo sentito che non hanno problemi a continuare a resistere – dichiara Kanaani, riferendosi ad Hamas. Hanno detto che la resistenza possiede la capacità militare per continuare a resistere sul campo per molto tempo”.

Camion di aiuti bloccati al valico di Rafah

Emergenza civile e umanitaria aggravata dal mancato arrivo di tonnellate di aiuti salvavita che sono stati imballati in un lungo convoglio di camion che si trovavano a rallentare sul lato egiziano del valico di confine di Rafah. Gli automobilisti sono ancora in attesa il via libera di Israele per raggiungere i 2,3 milioni di palestinesi assediati, intrappolati nel fuoco incrociato della guerra in corso.

I beni essenziali, dal cibo pronto al consumo ai guanti in lattice per interventi chirurgici di emergenza, sono atterrati su aerei inviati dalle agenzie delle Nazioni Unite per poi essere scaricate e trasferite su camion diretti al confine. Al convoglio è stato aggiunto il contributo egiziano di 100 camion che trasportavano 1000 tonnellate di aiuti. L’agenzia sanitaria delle Nazioni Unite ha inviato due carichi dal suo centro logistico di Dubai. Uno è atterrato a Beirut, in Libano, con medicinali e forniture per interventi chirurgici e traumi, l’altro è avvenuto dopo la consegna di 78 metri cubi di aiuti di emergenza all’aeroporto di El Arish nel fine settimana. Il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) ha inviato delle scorte per rifornire le sue scorte quasi esaurite.

Per il quinto giorno consecutivo, l’enclave non ha elettricità e i residenti hanno un accesso severamente limitato all’acqua potabile. Un’avanzata è stata inviata in Egitto per preparare l’eventuale apertura di un corridoio umanitario per portare aiuti alla Striscia. Secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione, il carburante è assolutamente fondamentale per l’impianto di desalinizzazione e le stazioni di pompaggio dell’acqua. Anche le consegne di carburante stanno aspettando di riempire le scarse scorte.

Biden in Israele

Una fase di stallo a cui segue la notizia che il presidente degli Stati Uniti Joe Biden sarà in visita a Israele nella giornata di domani per incontrare il premier israeliano Benjamin Netanyahu e dirigersi successivamente in Giordania per un altro bilaterale con Abu Mazen, presidente dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina.

Intanto Putin e Xi Jinping si incontrano

Netanyahu in ultime ore ha sentito anche il presidente russo Vladimir Putin, che nelle ultime ore si è offerto come mediatore del conflitto e che oggi si trova in Cina per l’incontro con Xi Jinping. Proprio l’ambiguità della posizione cinese sul confitto tra Israele e Hamas rappresenta una questione geopolitica controversa a cui magari potrebbero seguire ulteriori novità dal bilaterale odierno.

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