Di STEFANO SCIBILIA
La tela diplomatica in Medio Oriente è diventata ancora più fragile. La notizia della visita di Joe Biden in Israele è arrivata in concomitanza con il razzo che si è schiantato ieri sera sull’ospedale Al-Ahli Arabi Baptist Hospital di Gaza.
Secondo quanto riportato dal Ministero della Sanità di Gaza l’esplosione all’ospedale ha provocato 471 vittime. Dopo la terribile notizia c’è stato uno scambio di accuse sulla responsabilità della tragedia, prima Hamas ha attribuito la colpa a Israele e dopo quattro ore è arrivata la replica israeliana, secondo cui l’esplosione sarebbe dovuta al “fallimento di un razzo partito proprio da Hamas”.

Ulteriore dimostrazione di uno scenario diplomatico complicato è data dalla decisione del presidente palestinese Mahmud Abbas di annullare il vertice che si sarebbe dovuto svolgere con il presidente Biden ad Amman. Una scelta arrivata in seguito alla notizia del razzo sull’ospedale e che secondo Abbas è stata presa di comune accordo con Giordania ed Egitto: “Di fronte alla tragedia avvenuta stasera, e per proteggere la nostra gente, il nostro popolo ho deciso di interrompere la mia visita e di tornare in patria per stare accanto alla mia gente e al mio popolo durante questa grande prova. Ho concordato con i fratelli di Giordania ed Egitto di annullare il vertice che era previsto ad Amman con il presidente Biden”. Queste le parole pronunciate ieri sera da Abbas.
Quello di Biden è stato quindi un programma cambiato in corsa. Il presidente degli Stati Uniti sarebbe dovuto andare in Giordania subito dopo l’incontro in Israele con il premier palestinese Benjamin Netanyahu, che lo ha invece accolto oggi a braccia aperte all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv: “Hamas non rappresenta tutto il popolo palestinese, ha sempre portato sofferenza”, ha affermato Biden al suo arrivo.

Dopo aver ribadito che gli Stati Uniti sono con Israele “oggi, domani e per sempre”, Biden ha affermato di essere “indignato” per quanto accaduto all’ospedale di Gaza e ha anche evidenziato la necessità di non favorire una escalation militare del conflitto, per fare in modo di “evitare altre tragedie con civili”.
“L’America è in lutto con voi e sta piangendo con voi”. Biden si è anche schierato con Israele sulla responsabilità della tragedia all’ospedale di Gaza, attribuendo la colpa ad Hamas: “L’attacco all’ospedale di Gaza è stato opera dell’altra parte”, ha affermato il presidente Usa. “In base a quello che ho visto sembra che fosse dall’altra parte, ma ci sono molte persone là fuori che non ne sono sicure”.

Netanyahu durante l’incontro con il presidente Usa ha affermato che “Il 7 ottobre in proporzione è come 20 volte l’11 settembre”. Il premier isreliano ha anche ringraziato Biden per il sostegno mostrato fino ad adesso: “Abbiamo visto il tuo sostegno ogni giorno. Un chiaro messaggio ai nostri nemici. Il mondo l’ha visto in modo chiaro. La tua visita è la prima di un presidente Usa in Israele in tempo di guerra. Come il mondo si è unito per sconfiggere il nazismo e si è unito per sconfiggere l’Isis, dobbiamo essere uniti per sconfiggere Hamas. Israele è unito per sconfiggere Hamas”. Al termine del vertice Biden si è fermato a parlare con alcuni parenti delle vittime del raid dello scorso 7 ottobre.
Meloni sull’esplosione all’ospedale di Gaza: “Vicinanza ai familiari e ai feriti”
In una nota la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha manifestato il suo dolore in seguito all’esplosione dell’ospedale: “Sono profondamente addolorata da ciò che è accaduto all’ospedale Al Ahli Arab di Gaza. L’Italia esprime il suo profondo cordoglio per le vittime e la sua vicinanza ai familiari e ai feriti. In attesa di disporre di conferme definitive sulla dinamica dei fatti, rinnoviamo ancora una volta il nostro impegno per proteggere la popolazione civile, risolvere i problemi umanitari più urgenti e assicurare una veloce soluzione di questa crisi”.
L’Europa torna nella morsa del terrorismo
La guerra in Medio Oriente va avanti in contemporanea con il ritorno degli attentati in Europa e nulla esclude che gli appelli di Hamas abbiano risvegliato le cosiddette “cellule dormienti” sparse nei Paesi europei. Prima l’attentato in Francia, dove lo scorso venerdì 13 ottobre un ceceno ha ucciso a coltellate un professore in un liceo di Arras, poi quello in Belgio a Bruxelles, dove il 16 ottobre un uomo tunisino armato di kalashnikov ha ucciso due cittadini svedesi e ferito una terza persona. Oggi è invece il turno di Berlino, dove c’è stato un tentativo di attacco incendiario con bottiglie molotov contro un edificio che ospita diverse istituzioni ebraiche, tra cui una sinagoga.

