Di STEFANO SCIBILIA
L’apertura del valico di Rafah attesa nella giornata di oggi è ufficialmente slittata. Il motivo è dovuto alla mancanza di tregua tra Israele e Hamas, che di fatto rende il confine estremamente pericoloso per i tir umanitari. Oggi era previsto l’ingresso di venti camion contenenti acqua, cibo, carburante e farmaci, che però sono rimasti ancora bloccati al confine tra Egitto e Gaza, mentre i bombardamenti da una parte e dall’altra proseguono senza sosta.

Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres è atterrato al valico in Egitto e ha sottolineato l’importanza di “far muovere i convogli di aiuti al più presto”. Una apertura che, secondo Guterres, potrebbe realizzarsi nella giornata di domani.
Israele prepara “Il Timrun”
Dopo undici ore di pausa sono ripresi i bombardamenti con un lancio di razzi da Gaza verso il sud di Israele, dove si continua a prendere di mira la città di Sderot. Le sirene di allarme hanno ripreso a suonare a più riprese nelle comunità israeliane a ridosso della Striscia e intanto il portavoce militare israeliano Daniel Hagari ha riportato che l’esercito ha colpito “oltre 100 obiettivi di Hamas“, parlando anche di quella che sarà la prossima fase della guerra: “Il Timrun” (“la manovra”), alludendo all’ingresso via terra delle forze israeliane a Gaza. Intanto gli ultimi dati del ministero della sanità di Hamas hanno riportato che i morti per gli attacchi israeliani sono arrivati a quota 4137, con oltre 13mila feriti.

L’esercito israeliano ha anche reso noto che tra gli obiettivi di Hamas colpiti c’era anche un esponente del comando navale, Amjad Majed Muhammad Abu Odeh, ritenuto da Israele il corresponsabile dell’attacco dello scorso 7 ottobre e del massacro di civili israeliani. L’esercito inoltre ha effettuato una serie di attacchi contro le infrastrutture di Hezbollah in risposta al lancio di missili anticarro provenienti dal Libano. Su Telegram le Forze di difesa di Israele hanno riportato che i loro jet da combattimento hanno colpito tre terroristi che hanno tentato di lanciare missili anticarro verso Israele.
La questione ostaggi
Secondo quanto riportato dall’agenzia Tass, l’ambasciatore israeliano in Russia Alexander Ben Zvi, ha confermato che “la decisione di lanciare l’operazione di terra nella Striscia di Gaza è stata presa”. Una posizione ritenuta necessaria dall’ambasciatore per fare in modo che Israele riesca a realizzare i suoi due principali obiettivi: Distruggere Hamas e liberare gli ostaggi. Secondo Ben Zvi questo non può essere fatto “senza un’operazione via terra”.

L’esercito israeliano ha riportato che la maggior parte delle circa 200 persone che sono state rapite è ancora viva. Il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant ha dichiarato che l’operazione per eliminare Hamas e liberare gli ostaggi è suddivisa in tre fasi. La prima è quella di un impegno prolungato di fuoco su Gaza con una manovra di terra, la seconda prevede l’eliminazione dei nidi di resistenza dei terroristi, mentre la terza e ultima fase consiste nella “creazione nella Striscia di una nuova realtà di sicurezza sia per i cittadini di Israele sia per gli stessi abitanti di Gaza”.
Il discorso di Biden al Congresso: “Difendere Israele e Ucraina”
In un appello lanciato al Congresso il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha sottolineato l’importanza di continuare a dare sostegno a Israele e all’Ucraina: “Hamas e il presidente russo Vladimir Putin rappresentano minacce diverse, ma hanno una cosa in comune. Vogliono annientare le democrazie che sono loro vicine. Non possiamo lasciarli vincere. Rifiuto di farlo accadere”.
Dallo Studio Ovale il presidente ha lanciato il suo appello agli americani e al Congresso, parlando di un mondo che si trova ad un punto di svolta nella storia e rivendicando che: “La leadership americana è quello che tiene il mondo insieme. Siamo ancora oggi un faro. I nostri valori ci rendono un partner con cui altri Paesi vogliono lavorare. Non vale la pena mettere tutto questo è rischio scaricando l’Ucraina o girando le spalle a Israele”.
Durante il suo discorso Biden ha parlato della sua recente visita in Medio Oriente e ha ribadito ancora una volta che l’esplosione all’ospedale Al-Ahli Arabi Baptist Hospital di Gaza City non è una responsabilità da attribuire a Israele e che i numerosi civili che si trovano attualmente nella Striscia non hanno nulla a che vedere con Hamas: “Gli Stati Uniti restano impegnati al loro diritto di dignità e autodeterminazione. Le azioni dei terroristi di Hamas non lo fanno sparire. Non possiamo ignorare l’umanità di innocenti palestinesi che vogliono solo vivere in pace e avere un’opportunità ”.

Successivamente Biden è tornato alla questione Ucraina: “La storia ci ha insegnato che quando i dittatori non pagano possono causare più morte e distruzione. Quindi se non fermiamo l’appetito di Putin per il potere e il controllo dell’Ucraina, non si limiterà solo a Kiev”. Biden ha anche chiesto al Congresso un pacchetto di aiuti da cento milioni di dollari “per finanziare i bisogni di sicurezza nazionale americani sostenendo i nostri partner, inclusi Israele e l’Ucraina”.
Tajani in Tunisia
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha firmato oggi a Tunisi insieme all’omologo tunisino Nabil Ammar un memorandum sulla promozione dei flussi migratori regolari. “Vogliamo rafforzare la migrazione regolare contro quella irregolare e contro i trafficanti di esseri umani – ha affermato Tajani al suo arrivo a Tunisi -. Vogliamo dare lavoro a coloro che vogliono essere impegnati e sono formati che quindi non se ne andranno in giro per l’Italia ma andranno direttamente a lavorare nell’agricoltura e nell’industria”.

Oltre ad aver rimarcato il contrasto ai trafficanti di esseri umani Tajani ha anche parlato dell’importanza di lavorare per la pace in Medio Oriente, dando priorità alla liberazione degli ostaggi e all’ingresso degli aiuti umanitari al valico di Rafah: “Intanto salviamo gli ostaggi e facciamo arrivare aiuti umanitari alla popolazione che sta nella Striscia di Gaza, fermo restando che Israele ha diritto a difendersi ma noi lavoriamo sempre e comunque per la pace, con grande impegno dell’Italia che è tornata a essere protagonista nell’area del Mediterraneo”
Sul valico di Rafah il ministro Tajani ha aggiunto che: “Serve un accordo tra israeliani ed egiziani per far arrivare gli aiuti umanitari, ci sono problemi organizzativi e io mi auguro che tutti insieme si possa lavorare per far uscire i nostri 12-15 italiani che sono nella Striscia di Gaza”. Sempre in giornata il vicepremier Tajani dovrebbe incontrare il presidente tunisino Kais Saied.

