Di STEFANO SCIBILIA
Dal Medio Oriente è giunta la notizia che il valico di Rafah, al confine tra Egitto e Gaza, è stato aperto per i primi 20 tir, che hanno attraversato il confine per distribuire aiuti per far fronte alla crisi umanitaria.
Dopo l’attraversamento del confine il materiale presente sui tir è stato trasferito su 30 camion palestinesi. Lo smistamento degli aiuti è stato diretto dall’URWA (Ente dell’Onu per i rifugiati) e dai medici della Mezzaluna Rossa palestinese. Subito dopo l’attraversamento dei primi tir il valico di Rafah è stato nuovamente chiuso.

Il capo dell’ufficio comunicazioni di Hamas, Salama Maruf, in un comunicato citato dai media, ha dichiarato che questo convoglio limitato di aiuti non è in grado di cambiare il disastro umanitario che sta vivendo la Striscia di Gaza e ha sottolineato l’importanza di “stabilire un corridoio sicuro che funzioni 24 ore su 24 per soddisfare i bisogni umanitari e i servizi essenziali che non ci sono più per consentire ai feriti di partire per ricevere cure”.
Secondo quanto riportato dall’esercito israeliano i razzi lanciati da Hamas durante i bombardamenti del 7 ottobre sono stati quasi 7000, di cui 450 sarebbero caduti all’interno della Striscia. Inoltre i terroristi di Hamas neutralizzati fino ad adesso sono circa 1000, neutralizzati per la maggior parte dopo essersi infiltrati in Israele.
Il portavoce dell’esercito israeliano Daniel Hagari ha inoltre aggiunto che fino ad adesso sono 307 i soldati israeliani caduti dall’inizio dell’attacco di Hamas. Inoltre sono 210 le famiglie degli ostaggi con cui l’esercito si è messo in contatto.
Meloni al Cairo: “Condannare Hamas senza ambiguità ”
La premier Giorgia Meloni durante il suo intervento al summit per la Pace in Egitto ha sottolineato l’importanza di condannare l’attacco di Hamas senza ambiguità , invitando gli altri Paesi e ha invitato gli altri Paesi a non cadere nella trappola dell’odio: “Ringrazio il presidente Al Sisi per la velocità e la determinazione con le quali ha inteso ha inteso organizzare questa conferenza che io considero molto importante dopo il terribile attacco di Hamas dello scorso 7 ottobre, che si è abbattuto contro civili inermi con una efferatezza senza precedenti che lascia inorriditi e che dal nostro punto di vista è giusto condannare senza ambiguità .

Meloni ha anche sottolineato quanto era importante partecipare a questa conferenza che si pone come obiettivo un dialogo comune tra le nazioni per rispondere a questa emergenza umanitaria: “Per l’Italia era doveroso partecipare a questa conferenza per il ruolo che svolge storicamente come ponte di dialogo tra Europa, Mediterraneo e Medio Oriente e lo era per le possibilità che questo vertice prospetta nonostante le posizioni di partenza possano a tratti sembrare distanti – ha affermato Meloni – . Perchè se anche i nostri punti di vista di partenza non fossero perfettamente sovrapponibili, è perfettamente sovrapponibile il nostro interesse”.
Meloni ha anche detto la sua sulle motivazioni per cui Hamas avrebbe scelto la via del terrorismo, alludendo al fatto di voler far saltare il dialogo tra le nazioni e incentivare gli scontri: “L’interesse di tutti i leader seduti attorno a questo tavolo per fare in modo che quello che sta accadendo a Gaza non diventi un conflitto molto più ampio, non si trasformi in una guerra di religione, in uno scontro tra civililtà , rendendo vani gli sforzi che pure coraggiosamente in questi anni sono stati fatti in senso contrario, per normalizzare i rapporti. L’impressione che ho io, e lo dirò con la franchezza che mi è propria, è che, per le modalità con le quali si è svolto, fosse questo il vero obiettivo dell’attacco di Hamas, non quello di difendere il diritto del popolo palestinese, ma costringere a una reazione contro Gaza che minaccia alla base ogni tentativo di dialogo e creasse un solco incolmabile tra i Paesi arabi, Israele e l’Occidente, compromettendo definitivamente pace e benessere per tutti i cittadini coinvolti, compresi quelli che si dice di voler difendere e rappresentare. Significa che il bersaglio siamo tutti noi e io non credo che noi possiamo cadere in questa trappola, sarebbe una cosa molto stupida. Questa è la ragione per cui io credo che sia importante essere qui, per la quale credo sia molto importante continuare a dialogare e ragionare“.
La premier ha anche sottolineato come nessuna causa può essere in grado di giustificare la morte di donne, bambini e anziani: “Io credo che ci siano alcuni punti fermi da ribadire, il primo è quello che il terrorismo ha colpito il mondo musulmano più di quanto abbia colpito l’Occidente. Le azioni terroristiche che si sono succedute nel tempo hanno di fatto indebolito le legittime istanze dei popoli, soprattutto nel mondo musulmano. In questa dinamica si inserisce la scelta di Hamas, che usa il terrorismo per impedire qualsiasi dialogo e qualsiasi prospettiva di arrivare anche per il popolo palestinese a una soluzione concreta. Ma nessuna causa giustifica il terrorismo, nessuna causa giustifica azioni scientemente studiate per colpire civili inermi, nessuna causa giustifica donne massacrate e neonati decapitati volutamente ripresi con una telecamera”.
“Di fronte ad azioni di questo tipo uno Stato è pienamente legittimato a rivendicare il suo diritto all’esistenza, alla difesa, alla sicurezza dei propri cittadini e dei propri confini, ma la reazione di uno stato non può e non deve essere mai motivata da sentimenti di vendetta, per questo gli Stati sono quello che sono, il nostro punto di riferimento. Uno Stato fonda la sua reazione sulla base di precise reazioni di sicurezza, commisurando la sua forza e tutelando la popolazione civile. Questo è il confine nel quale la reazione di uno Stato deve rimanere di fronte al terrorismo e io sono fiduciosa che questa sia anche la volontà dello Stato di Israele. La nostra priorità immediata resta l’accesso umanitario che è indispensabile per evitare ulteriori conseguenze per la popolazione civile ma anche esodi di massa che contribuirebbero a destabilizzare questa Regione, cosa di cui non abbiamo bisogno.
“Considero molto importante il lavoro di mediazione che è stato fatto da diversi degli attori presenti a questa conferenza e considero molto importante la decisione della Commissione europea di triplicare gli aiuti umanitari a Gaza, portandoli a oltre 75 milioni di euro. Anche l’Italia lavora per aumentare gli aiuti bilaterali ma chiaramente l’aumento di risorse deve essere accompagnato da un rigidissimo controllo su chi utilizza quelle risorse. Sono incoraggianti le novità che arrivano da questa mattina e ringrazio il presidente Sisi anche per questo. Siamo molto preoccupati per la sorte degli ostaggi nelle mani di Hamas e tra questi come sapete ci sono anche degli italiani. Noi chiediamo l’immediato rilascio di tutti gli ostaggi a partire chiaramente da donne, bambini e anziani”.
“E’ importante continuare a lavorare insieme per l’uscita da Gaza dei soggetti fragili e dei civili stranieri e su tutto noi dobbiamo fare l’impossibile per evitare una escalation di questa crisi, per evitare di perdere il controllo di quello che può accadere perchè le conseguenze sarebbero inimmaginabili e il modo più serio per ottenere questo obiettivo è la ripresa di una iniziativa politica per una soluzione strutturale della crisi sulla base della prospettiva dei due popoli e i due Stati una soluzione che deve essere concreta e deve a mio avviso avere una tempistica definita. Il popolo palestinese deve avere il diritto a essere una nazione che si governa da sé, in libertà , accanto a uno Stato di Israele al quale deve essere pienamente riconosciuto il diritto all’esistenza e il diritto alla sicurezza. Su questo l’Italia è pronta a fare assolutamente tutto ciò che è necessario”.

