“La riforma delle riforme”: Mai più governi tecnici e via alla “norma anti ribaltone”

La nuova riforma che il Governo sta analizzando punta a modificare diversi punti chiave della nostra Costituzione

Di STEFANO SCIBILIA

Una nuova riforma costituzionale è in fase di analisi da parte del Governo. All’interno ci sono provvedimenti con cui Giorgia Meloni annuncia di voler entrare nella “Terza Repubblica”. In via del tutto provvisoria si parla elezione diretta del presidente del Consiglio con un premio di maggioranza del 55% per garantire la “governabilità” e nessuna nomina di senatori a vita da parte del presidente della Repubblica.

Inoltre nel caso in cui il premier si dovesse dimettere o dovesse decadere dal suo ruolo, il Capo dello Stato ha la facoltà di eleggere il presidente uscente o un altra figura che però appartiene alla stessa maggioranza. Si tratta di un provvedimento definito “norma anti ribaltone”, che di fatto non favorisce cambi di casacca o l’elezione di governi non eletti dal Parlamento e con cui in passato Mario Monti (2011), Matteo Renzi (2014), Giuseppe Conte (2018) e Mario Draghi (2021) non sarebbero mai diventati presidenti del Consiglio.

Il disegno di legge che il Governo sta discutendo dovrebbe inoltre consentire la nomina dei senatori a vita solo per gli ex presidenti della Repubblica.

Per il momento il disegno di legge in fase di elaborazione è formato da cinque articoli ed è ancora soggetto a modifiche, ma prima della presentazione alla Camera è previsto venerdì un incontro a Palazzo Chigi per la stesura finale e una successiva conferenza stampa di Giorgia Meloni. Il ministro delle Riforme Istituzionali Casellati definisce questo provvedimento come “la riforma delle riforme”. Di seguito i cinque punti in fase di analisi del Governo:

1) Elezione del premier

Secondo le ultime bozze del disegno di legge costituzionale circolate, la riforma andrebbe a modificare tre articoli della Carta: l’88 sul potere del Capo dello Stato di sciogliere le Camere, il 92 sulla nomina del premier (con l’elezione diretta) e il 94 sulla mozione di fiducia e sfiducia al governo. In sostanza, dalla prossima legislatura il capo del governo verrebbe eletto dai cittadini in un unico turno, per 5 anni, con una scheda unica.

2) Premio di maggioranza

Previsto anche un sistema elettorale maggioritario con un premio del 55% assegnato su base nazionale che assicurerebbe il 55% dei seggi nelle Camere ai candidati e alle liste collegate al candidato premier eletto.

3) Poteri del Capo dello Stato

In virtù della riforma e stando alle bozze, al capo dello Stato non spetterebbe più il potere di nomina del premier (come prevede oggi l’articolo 92), ma quello di conferire l’incarico al premier eletto, mentre manterrebbe il potere di nomina dei ministri, su indicazione del capo del governo.

4) Norma anti-ribaltone

Nel testo predisposto dal ministro si ipotizza che, nel caso in cui il premier si dimetta o decada dal suo ruolo, il presidente della Repubblica possa assegnare l’incarico di formare un nuovo governo al premier dimissionario o a un altro parlamentare eletto e collegato al presidente del Consiglio. Un modo per garantire continuità alla legislatura, senza ricorrere al voto e che farebbe saltare il meccanismo della sfiducia costruttiva. 

5) Stop ai senatori a vita

Infine salta, come già detto, anche un’altra prerogativa del presidente della Repubblica, ossia il potere di nominare i senatori a vita. In ogni caso la riforma garantirebbe che gli attuali senatori restino in carica fino alla fine del proprio mandato.

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