Proibito, o perlomeno fortemente sconsigliato, infortunarsi nelle Eolie.
L’Ospedale Civile di Lipari è sprovvisto del medico ortopedico e di una sala gessi tra vuoti di organico in vari reparti. Continuano così i gravi disagi per gli utenti, costretti a viaggiare verso il Fogliani di Milazzo.
L’ultimo caso in ordine di tempo è del cantore eoliano Livio Sciacchitano. “Lunedì scorso , alle 9.20 – racconta sui social – parto con mia madre per il nosocomio di Milazzo perché potesse rimuovere il gesso e passare la visita ortopedica di controllo ( l’ospedale di Lipari non ha un reparto di ortopedia d’urgenza e una sala gessi). I numeri altissimi dell’ospedale di Milazzo, ove confluiscono i pazienti di moltissime località, fa sì che la visita scorra oltre le 13, orario previsto e per il quale avevo acquistato i biglietti per il rientro. Siamo costretti a rientrare con l’aliscafo delle 16:30 per arrivare a casa con la mamma anziana verso le 18. Ha ragione il nostro sindaco (Riccardo Gullo) come “possiamo pretendere un ortopedico a Lipari in pianta stabile” lui non è un sindaco di un posto disagiato, di un’isola e quindi di un territorio speciale della nostra penisola; non possiamo pretendere! E con questo atteggiamento remissivo e supino ogni giorno gli eoliani perdono i loro diritti e subiscono disagi insostenibili, come in questo caso perdendo il loro diritto costituzionale alla tutela della salute. Penso che sia ora che il nostro sindaco si dimetta e si presenti come sindaco di Gualtieri, per esempio, che è un territorio della terraferma ove potrà affrancare tutte le sue convinzioni egualitarie.
Gli abitanti delle isole non sono cittadini uguali agli altri piccoli territori sono cittadini speciali ed hanno bisogno di un sindaco speciale che sappia tutelare loro, il loro ospedale ed il loro diritto alla salute”.
Sulla annosa questione è intervenuto il consigliere comunale Christian Lampo di “Rinascita Eoliana” fa parte della maggioranza del sindaco Gullo che scrive in una nota come “a seguito di varie segnalazioni relative al fatto che a tutt’oggi all’ospedale di Lipari non è possibile trattare fratture ossee con il gesso e poi la rimozione costringendo decine, anzi centinaia di persone all’anno a doversi rivolgere all’ospedale di Milazzo, ho pensato di scrivere un ulteriore sollecito all’Asp di Messina”.
“Da anni ormai, nell’ospedale di Lipari, mancano ortopedici in grado di garantire, il sacrosanto diritto alle prestazioni sanitarie e sopperire, alla crescente richiesta di prestazioni, legata all’ applicazione del gesso agli arti o alla sua rimozione, a seguito di traumi e fratture a livello osseo.
Questa richiesta segue la precedente inoltrata dallo scrivente, in data 07/05/2025, dalla quale purtroppo non si ha avuto positivo riscontro oltre alle numerose comunicazioni formali inviate dall’amministrazione comunale e da Assessore con delega alla Sanità.”. E continua: “A tutt’oggi denunciamo la carenza dell’importante figura professionale del traumatologo, in grado di poter ingessare e/o rimuovere il gesso ai pazienti, che si rivolgono alla struttura ospedaliera Eoliana”.
“Raccontiamo brevemente cosa deve patire, chi subisce un trauma osseo in una delle isole Eolie- prosegue la nota-. Chi è vittima di un infortunio ad un arto, deve presentarsi al pronto soccorso di Lipari ( spesso proveniente da altre isole limitrofe) dove una volta effettuate le radiografie di rito e avuta conferma del trauma dovrà, con mezzi propri e a spese proprie, lasciare il pronto soccorso di Lipari, raggiungere il porto di “Sottomonastero”, prendere il primo aliscafo o nave utile per Milazzo. Una volta giunti nel porto Mamertino, dovrà prendere un’ auto privata con autista e raggiungere l’ospedale di Milazzo per poi, essere sottoposto all’ immobilizzazione dell’arto fratturato tramite gesso. Concluso l’intervento ospedaliero, sarà costretto a ripetere lo stesso tragitto per tornare a casa , (taxi- porto-aliscafo). Il tutto fra atroci dolori e sofferenze, sempre sperando nella clemenza delle condizioni meteo- marine che spesso rendono difficoltosi i collegamenti da e per le isole”.
“Un vero viaggio della “speranza”, fatta di ore di peregrinazione e conseguenti spostamenti lunghi e travagliati-incalza il consigliere- . Lo stesso tragitto si ripeterà il giorno in cui verrà programmata e prenotata la rimozione del gesso da effettuare sempre a Milazzo. Emerge, sin troppo evidente come questo stato dei fatti , mortifichi e calpesti la dignità di ogni cittadino residente o ospite-turista nelle isole Eolie, che vede così compromesso il diritto di accesso, alle cure sanitarie. L’ospedale di Lipari da anni, è oggetto di un ridimensionamento, tanto da precludere quel ruolo centrale che il presidio ospedaliero di Lipari, dovrebbe avere, nella tutela della salute dei numerosi cittadini presenti in tutta l’area dell’Arcipelago Eoliano, inteso come un territorio disagiato, ove si riconosce la difficile raggiungibilità e continuità territoriale ( spesso compromessa dalle avverse condizioni meteo marine). L’obiettivo condiviso di tutti deve essere: creare opportunità e servizi sanitari migliori. Nella certezza e consci della gravità ed insostenibilità dell’attuale situazione, nonché dell’inderogabilità ed indifferibilità, nel porre fine a questa situazione deficitaria, non degna di un paese civile, si richiede- conclude- al Direttore Generale dell’Asp Messina Dott. Giuseppe Cuccì, al Direttore Sanitario dell’Ospedale di Lipari, Dott. Sergio Crosca, e all’assessore regionale alla sanità, Dott.ssa Daniela Faraoni, ognuno per le proprie competenze, di attivarsi e porre in essere tutti gli atti necessari e dovuti, volti al ripristino di una figura specialistica ortopedica ( e non solo) che possa dare risposte e servizi sufficienti alle esigenze del territorio Eoliano”.
Una condizione che la dice lunga sul clima di emergenza continua nel quale è ormai precipitato l’ospedale di Lipari, ma non si tratta certo di una novità. La tendenza a chiudere i reparti nel messinese diventa una necessità inevitabile a fronte dell’impossibilità di garantire i servizi come, del resto, si era dovuto ampiamente riscontrare nelle stagioni estive precedenti.

