Ospedale di Barcellona nel caos: pazienti senza posti letto e reparti scoperti

Tra Medicina accorpata, cardiologi assenti e pazienti bloccati in Pronto soccorso, cresce l’allarme per il “Cutroni Zodda”. E intanto il caso Cocuzza accende nuove polemiche sulla gestione della sanità

Il presidio ospedaliero di Barcellona Pozzo di Gotto si trova in una situazione sempre più critica. La carenza di posti letto in Medicina costringe i pazienti del Pronto soccorso a rimanere ore – e in alcuni casi giorni – nell’area Obi, l’Osservazione breve intensiva, che tuttavia non risulta realmente attiva per mancanza di infermieri. Ad assisterli non sono personale dedicato, ma i soli medici di turno, già gravati da un’enorme mole di lavoro.

La situazione si è ulteriormente aggravata dopo il trasferimento della Medicina di Milazzo a Barcellona, che ufficialmente dovrebbe costituire un reparto distinto, ma che nei fatti opera come un’unica unità: stessi locali, stessi posti letto, un unico responsabile facente funzioni. La disponibilità è limitata a 12 posti letto per Milazzo e 8 per Barcellona, con l’aggiunta di soli 2 posti della Pneumologia, un numero insufficiente rispetto alla domanda crescente di ricoveri.

Cardiologia senza copertura: turni saltati uno dopo l’altro

Se la Medicina soffre, la Cardiologia non sta meglio. Negli ultimi giorni si sono registrati turni completamente scoperti, senza medici in servizio né in reparto né in reperibilità.

Il quadro è preoccupante: il 5 settembre il pomeriggio è rimasto privo di copertura, con sola reperibilità notturna. Il 6 settembre un altro turno pomeridiano scoperto e la notte addirittura senza alcuna presenza. Il 7 settembre il reparto è rimasto vuoto sia al mattino che al pomeriggio, mentre l’8 settembre è mancata la copertura del turno mattutino.

Per i pazienti che necessitano di controlli urgenti o di essere preparati a un intervento chirurgico, questa situazione rappresenta un vero vulnus assistenziale. Il rischio è altissimo soprattutto per chi, in sala operatoria, ha bisogno del supporto cardiologico per interventi programmati o d’urgenza.

La denuncia di Paolo Calabrò

Sulla vicenda interviene con toni durissimi l’ex responsabile del Pronto soccorso, Paolo Calabrò:
«Essendo questo l’andazzo – dichiara – invece di preoccuparsi della cosiddetta fuga di notizie, i vertici aziendali farebbero molto meglio a pensare di risolvere le gravi carenze che quotidianamente emergono. Il problema non è raccontarle, ma non affrontarle».

Parole che mettono a nudo una realtà che il personale ospedaliero conosce bene e che i cittadini rischiano di subire sulla propria pelle.

Il caso Cocuzza: il direttore oltre i limiti di legge

Come se non bastasse, sul “Cutroni Zodda” esplode un altro caso, destinato a far discutere. Con una delibera del 3 settembre 2025, l’Asp di Messina ha deciso di mantenere in carica il direttore medico facente funzioni, Giuseppe Cocuzza, fino al compimento dei 72 anni, due in più rispetto al limite previsto dalla legge per i dirigenti medici del Servizio sanitario nazionale.

La proroga si lega al coinvolgimento di Cocuzza nello staff del gruppo “DM 77”, incaricato di seguire i progetti del Pnrrin ambito sanitario. Formalmente, il suo mandato come sostituto responsabile scade a fine settembre 2025, con possibilità di proroga semestrale. Nei fatti, però, il provvedimento apre la strada a una permanenza biennale oltre i limiti stabiliti.

Le polemiche e i precedenti

Il provvedimento porta la firma del direttore amministrativo Giancarlo Niutta e del direttore sanitario Giuseppe R. Trimarchi, ed è stato proposto dal dirigente Giancarlo Quattrone con istruttoria di Alessio Roberto e il supporto del segretario di seduta Giuseppe Parnasso.

Non è la prima volta che in Sicilia si verificano simili situazioni: il precedente più noto è quello del dottor Paolo Sirna, ex direttore generale dell’Asp di Messina, che dopo la collocazione in aspettativa ottenne nuovi incarichi di vertice, scatenando forti polemiche sulla gestione delle carriere sanitarie.

Una sanità in affanno

Posti letto insufficienti, reparti privi di copertura, medici oltre i limiti di età prorogati in servizio: la fotografia dell’ospedale di Barcellona mostra un sistema allo stremo. Una condizione che non riguarda soltanto i corridoi del “Cutroni Zodda”, ma che rischia di riflettersi sull’intero comprensorio tirrenico, dove l’utenza continua a crescere senza trovare risposte adeguate.

Il risultato è una sanità che arranca e una comunità che si sente abbandonata. Per i cittadini, resta l’amara certezza che, in caso di emergenza, trovare un letto disponibile o un medico in turno non sia affatto scontato.

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