Barcellona, così Marchetta e Biondo della Sikelia Oil sfruttavano i dipendenti: otto ore pagate per sei e festivi non riconosciuti

Paghe ridotte, tredicesime restituite e turni infiniti: scoperto un sistema di sfruttamento ai danni di nove operai nella grande stazione di servizio di via Sicilia

La Sikelia Oil srl, fondata da Maurizio Sebastiano Marchetta e Salvatore Biondo, sembrava una storia di successo. La società gestiva con profitto la grande stazione di servizio di via Sicilia, a Barcellona Pozzo di Gotto, realizzata da zero e arricchita anche da un motel per camionisti. Un modello di impresa moderna e redditizia, almeno all’apparenza.

Dietro le pompe di carburante, però, si celava un sistema di sfruttamento sistematico dei lavoratori. I due imprenditori, secondo la Procura, pagavano otto ore di lavoro come se fossero sei e quaranta, negavano le maggiorazioni per i festivi, e spesso non versavano tredicesima e quattordicesima. In alcuni casi, dopo averle regolarmente pagate, chiedevano ai dipendenti di restituirle in parte o del tutto.

L’indagine della Guardia di Finanza

A far scattare l’indagine è stata la denuncia coraggiosa di un dipendente, esasperato dalle condizioni di lavoro. Da lì, la Guardia di Finanza, coordinata dal procuratore capo Giuseppe Verzera, ha ricostruito un quadro chiaro di caporalato e sfruttamento.

Le verifiche – supportate da intercettazioni telefoniche e ambientali – hanno portato al sequestro di oltre 352 mila euro sui conti della società. I due soci, entrambi 56enni, sono stati posti agli arresti domiciliari su disposizione del gip Giuseppe Caristia, che ha accolto le richieste della Procura. L’accusa è quella di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro ai sensi dell’art. 603 bis del codice penale.

«Se vi piace è così, se non vi piace andate via»

Secondo il giudice Caristia, i titolari della Sikelia Oil hanno imposto ai dipendenti trattenute arbitrarie, paghe inferiori e turni massacranti, approfittando delle difficoltà economiche e del bisogno dei lavoratori.
Il clima era di totale sottomissione: chi osava protestare si sentiva rispondere sempre la stessa frase – «Se vi piace è così. Se non vi piace, siete liberi di andarvene» – un motto che ben rappresenta il disprezzo verso i diritti dei propri dipendenti.

Marchetta, dall’ascesa politica al tracollo giudiziario

Maurizio Sebastiano Marchetta non è nuovo alle cronache. Ex vicepresidente del Consiglio comunale di Barcellona Pozzo di Gotto in quota Alleanza Nazionale, in passato era stato iscritto alla massoneria e poi coinvolto nell’operazione antimafia “Sistema”, dove aveva collaborato con gli inquirenti.

Tuttavia, la sua credibilità crollò quando, nel processo contro i boss Carmelo D’Amico e Carmelo Bisognano, le sue dichiarazioni furono giudicate inattendibili. I giudici scrissero di lui che era la “faccia pulita” del gruppo, utilizzata per rapporti con politica e istituzioni.

Un caso emblematico di caporalato nel settore privato

Il gip sottolinea come l’indagine metta in luce una forma moderna di sfruttamento: nessun caporale di campagna, ma imprenditori rispettabili che approfittano del bisogno dei propri dipendenti.

La vicenda della Sikelia Oil diventa così un simbolo del caporalato urbano, un fenomeno che non riguarda solo l’agricoltura ma anche il settore dei servizi e del commercio, spesso mascherato da “gestione aziendale efficiente”.
In attesa degli interrogatori di garanzia, Marchetta e Biondo – difesi rispettivamente dagli avvocati Ugo Colonna e Nino Aloisio – dovranno rispondere delle accuse di aver ridotto in condizioni di sfruttamento i propri lavoratori in nome del profitto.

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