Da oltre 45 giorni, l’unica ambulanza elettrica di Stromboli è inutilizzabile. L’isola, priva di personale autorizzato alla guida del mezzo dopo la scadenza dell’accordo tra Croce Rossa e Asp il 18 settembre, è tornata a fare affidamento su soluzioni di fortuna per accompagnare i pazienti all’elisuperficie.
Un ritorno al passato che riaccende la polemica, soprattutto dopo l’episodio estivo che aveva coinvolto un giornalista e portato a un’intesa temporanea durata appena un mese.
Pazienti trasportati su taxi elettrici
La situazione è tornata critica: un giovane residente colto da malore è stato trasportato d’urgenza non su un mezzo di soccorso ma su un semplice taxi elettrico utilizzato per i turisti.
«Non è accettabile – afferma Rosa Oliva, presidente della Pro Loco di Stromboli – che un’isola abitata tutto l’anno e meta internazionale sia privata del diritto fondamentale alla salute. Non si possono chiedere ai residenti di supplire alle carenze di un sistema pubblico inefficiente».
La presidente insiste: «Serve un presidio sanitario attrezzato e un mezzo di pronto soccorso stabile. Non chiediamo privilegi, ma diritti, rispetto e sicurezza. Dobbiamo davvero aspettare un morto o un personaggio noto per intervenire?»
L’appello al Governo
Il 4 e 5 ottobre, Oliva ha organizzato il convegno “Stromboli, quale futuro”. A seguire, ha scritto al ministro della Protezione Civile, Nello Musumeci, sottolineando il bisogno urgente di attenzione e supporto: «Parliamo di diritti essenziali. Dal devastante incendio e dalla successiva alluvione del 2022, Stromboli porta ferite profonde: aiutare è un dovere, soprattutto perché l’isola è patrimonio Unesco».
La lettera è stata inviata poco prima degli Stati Generali sulle isole minori, svoltisi a Lipari il 10 e 12 ottobre.
La spinta verso l’autonomia
La protesta si è trasformata in una proposta concreta: separarsi amministrativamente da Lipari.
Fulco, tra i promotori, ricorda come durante gli Stati Generali sia stato evidenziato il rischio dello spopolamento per le isole minori. Eppure, Stromboli va in controtendenza: 94 bambini iscritti nelle scuole materne, elementari e medie.
«Un motivo in più – spiega – per pensare a Stromboli come modello pilota di autonomia, capace di garantire servizi adeguati e una vita sostenibile».
Oliva rilancia: «Nel quadro della nuova normativa per le isole minori, chiediamo che Stromboli sia adottata come isola pilota. La nostra crescita demografica dimostra che l’emigrazione non è l’unica strada».
Verso il referendum
Dal movimento di protesta è nato un comitato che sta raccogliendo firme per indire un referendum. L’isola conta 600 residenti, di cui 530 aventi diritto al voto. Il solo comitato promotore comprende già 200 persone.
Se il trend continuerà, il risultato appare quasi scontato: la volontà di cambiare è forte e diffusa.

