La golden share, metaforicamente vantata da Totò Cuffaro in alcune aziende sanitarie, da sola non sarebbe stata sufficiente a garantire il controllo. Il vero potere si costruisce attraverso relazioni strategiche con le persone chiave all’interno degli uffici, creando reti di influenza che si consolidano a ogni tornata legislativa. La corsa ai posti di sotto-governo non è solo prestigio: è il cuore di un sistema dove le decisioni possono essere pesantemente condizionate.
Il caso dell’ausiliariato a Siracusa
La prima vicenda riguarda i servizi di ausiliariato all’Asp di Siracusa. Nel 2024, l’Azienda sanitaria, guidata da Alessandro Caltagirone, considerato da Cuffaro “un amico nostro”, ha affidato un appalto da dieci milioni di euro alla Dussmann, secondo la Procura favorita dall’intervento politico.
Le indagini del Ros hanno monitorato incontri tra Cuffaro e responsabili della Dussmann, Mauro Marchese e Marco Dammone. A sponsorizzare l’impresa sarebbe stato anche il deputato Saverio Romano. In cambio, l’azienda avrebbe garantito condizioni contrattuali migliorative per alcuni lavoratori e l’inserimento di subappaltatori vicini agli indagati.
A complicare la situazione, il direttore sanitario dell’Asp, Salvatore Madonia, avrebbe sostenuto la concorrenza della Pfe, non coinvolta nelle indagini. Gli atti dell’inchiesta descrivono come i commissari di gara si siano trovati tra due fuochi, modificando punteggi e graduatorie per cercare un equilibrio tra pressioni contrapposte, spesso con criteri arbitrari e discrezionali.
La gara del Consorzio di bonifica: vantaggio tecnico predefinito
Il secondo caso riguarda il Consorzio di bonifica della Sicilia Occidentale, per lavori di ammodernamento delle reti idriche del comprensorio Jato, appalto da oltre 11 milioni di euro. Anche qui, secondo il Ros, Totò Cuffaro avrebbe esercitato rapporti privilegiati con il sindaco di Maletto, Giuseppe Capizzi, tramite intermediari fidati.
La gara, basata sull’offerta economicamente più vantaggiosa, prevedeva 80 punti per la parte tecnica e 20 per quella economica. Gli investigatori sottolineano come la valutazione tecnica fosse largamente discrezionale, riducendo a margine l’incidenza dell’offerta economica. L’impresa del sindaco di Maletto accumulava un vantaggio tecnico già prima dell’apertura delle buste economiche, rendendo di fatto la fase successiva quasi irrilevante.
Un elemento chiave: subito dopo in graduatoria si collocava la I.G.C. Costruzioni, guidata dal cugino del sindaco, strettamente collegato a Cuffaro. La vicinanza familiare e politica avrebbe inciso sulle dinamiche della gara, confermando come rete di relazioni e favori personali possa orientare l’esito di appalti pubblici importanti.
Trasparenza e magistratura al lavoro
Questi due casi mettono in luce un sistema opaco e complesso, dove la politica e le commissioni di gara possono interagire in modi difficili da monitorare. La magistratura continua a indagare, mentre l’opinione pubblica osserva una gestione degli appalti che sembra spesso ancorata a interessi privati più che all’efficienza pubblica.
Le indagini del Ros confermano quanto sia cruciale rafforzare i controlli e la trasparenza negli appalti siciliani, per garantire gare e servizi pubblici realmente imparziali.

