Caporalato e falsi nulla osta tra Milazzo e Terme Vigliatore: quattro arresti e un sistema di sfruttamento sotto inchiesta

Davanti al Gip i quattro indagati ai domiciliari. L’inchiesta della Procura di Barcellona svela un presunto meccanismo di sfruttamento del lavoro e immigrazione clandestina gestito da imprenditori agricoli e un intermediario tunisino

Si terranno domani, davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Barcellona, gli interrogatori di garanzia per le quattro persone finite agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal procuratore Giuseppe Verzera e condotta dai carabinieri di Terme Vigliatore e Barcellona Pozzo di Gotto.

Gli indagati sono: Salem Mizouri, 48 anni, intermediario di origini tunisine residente a Furnari; Giuseppe Valenti, 48 anni, e Salvatore Valenti, 42 anni, titolari dei vivai “Valenti Giuseppe” e “Hesperidium Group”; Salvatore Giunta, 47 anni, titolare di un’azienda florovivaistica nella frazione San Biagio di Terme Vigliatore. Sono difesi dagli avvocati Angelo PuglisiGiuseppe Sottile e Sebastiano Campanella.

Il sistema di sfruttamento tra Milazzo e Terme Vigliatore

Secondo l’ipotesi accusatoria, tra maggio e ottobre 2024, e anche in periodi precedenti, si sarebbe sviluppato un sistema organizzato di sfruttamento del lavoro e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il tunisino Salem Mizouri avrebbe avuto un ruolo di raccordo tra i lavoratori stranieri – in gran parte provenienti dal Nord Africa – e gli imprenditori agricoli del territorio.

Gli operai sarebbero stati impiegati in condizioni degradanti, con turni di 10 ore giornaliereassenza di riposipaghe inferiori ai minimi contrattuali e nessuna tutela previdenziale o assicurativa. Dalle carte emergono anche violazioni sulla sicurezza: nessun dispositivo di protezione individuale né corsi di formazione obbligatori, con lavoratori esposti a rischi per la salute.

Il secondo filone: i falsi nulla osta e il Decreto Flussi

L’indagine, coordinata dalla pm Dora Esposito, ha portato a scoprire anche un secondo filone: un presunto sistema di falsificazione delle pratiche per l’ingresso e la permanenza in Italia. Secondo la Procura, Mizouri, i fratelli Valenti e Anna Lo Bianco — titolare del patronato Inapi di Terme Vigliatore— avrebbero collaborato per predisporre e presentare documenti falsi utili a ottenere visti e nulla osta nell’ambito del Decreto Flussi.

Anche Salvatore Giunta avrebbe utilizzato la manodopera reclutata illegalmente, impiegando più di tre lavoratori in stato di bisogno, aggravando così la sua posizione per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

Truffe e documenti gonfiati: il ruolo di Triscari Barberi

Tra gli indagati figura anche Salvatore Triscari Barberi, imprenditore agricolo di Tortorici con azienda a Oliveri. Secondo la Procura, avrebbe presentato 76 richieste di assunzione di cittadini stranieri tra il 2022 e il 2024, un numero giudicato “sproporzionato” rispetto alla reale capacità produttiva della sua azienda.

L’obiettivo, per gli inquirenti, sarebbe stato ottenere permessi d’ingresso per lavoratori mai effettivamente impiegati, generando truffe e falsi ai danni dello Stato. Nel luglio 2024, lo stesso Triscari avrebbe inviato una pec al SUI di Messina rinunciando a 31 domande, un gesto che secondo gli investigatori nasconderebbe la volontà di coprire irregolarità emerse durante le indagini.
In molti casi, Mizouri avrebbe gestito le pratiche percependo compensi fino a 8.000 euro per ciascuna.

Un sistema radicato e redditizio

Dalle indagini emerge un meccanismo ben organizzato tra Terme Vigliatore, Milazzo e Oliveri, capace di sfruttare le maglie del Decreto Flussi per gonfiare artificialmente le richieste di manodopera e ottenere vantaggi economici illeciti. Il denaro, secondo la Procura, proveniva direttamente dai lavoratori stranieri o dai loro intermediari, disposti a pagare pur di ottenere documenti e visti regolari.

I reati contestati

Le accuse, a vario titolo, comprendono intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (caporalato)favoreggiamento dell’immigrazione clandestinafalsità ideologica e truffa aggravata ai danni dello Stato. L’obiettivo ora è ricostruire l’intera rete di rapporti tra imprenditori agricoli, intermediari e patronati che, secondo l’accusa, avrebbe alimentato un vero e proprio sistema di sfruttamento organizzato nel settore agricolo del Messinese.

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