Estorsioni a Palermo, padre e figlio arrestati per minacce e richieste di denaro

Gli arresti arrivano dopo anni di intimidazioni e aggressioni contro un imprenditore edile che seguiva la ristrutturazione di un palazzo nel centro della città

Martedì scorso a Palermo sono stati arrestati Giuseppe e Giusto Vernengo, padre e figlio di 64 e 43 anni, accusati di estorsione, minacce e aggressioni nei confronti di un imprenditore edile di Ravanusa. Le intimidazioni erano iniziate nel 2017, legate ai lavori di ristrutturazione di un edificio in vicolo Benfante, vicino al condominio dei due arrestati.

Le prime intimidazioni e la richiesta di denaro

Giusto Vernengo aveva iniziato ostacolando il passaggio dei mezzi del cantiere e minacciando l’imprenditore:

“Se voglio non ti faccio entrare a Palermo.”

Dopo alcuni anni di tregua, nel 2022 le minacce ripresero con richieste di denaro: i due avrebbero chiesto 2mila euro per dei “picciotti”, ottenendo però soltanto mille euro la prima volta e 500 la seconda. Il 15 febbraio dello stesso anno, l’imprenditore trovò la segnaletica stradale divelta e auto parcheggiate a bloccare i mezzi del cantiere. Giustino Vernengo reagì colpendo l’imprenditore con uno schiaffo.

Minacce al figlio dell’imprenditore

Nel 2023, Giuseppe Vernengo entrò in scena chiedendo il pagamento e dichiarando:

“Se non si accorda con noi, lei non va più avanti.”

L’ultimo episodio prima della denuncia risale al 5 dicembre, quando Giustino si fece trovare davanti a una scala condominiale con una mazza da baseball, mostrandola al figlio dell’imprenditore. Questi eventi portarono l’imprenditore a sporgere denuncia alla Squadra Mobile poco prima di Natale.

Provvedimenti cautelari

A seguito delle indagini, il GIP ha disposto il carcere per Giuseppe Vernengo, mentre per il figlio è scattato il divieto di dimora a Palermo con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Legami con la criminalità organizzata

Giuseppe Vernengo è cugino di Cosimo Vernengo, figlio di Pietro Vernengo, storico boss di Cosa nostra condannato nel maxi processo, e nel 2010 era rimasto coinvolto nell’operazione Folgor della Guardia di Finanza contro lo spaccio nella “Palermo bene”.

Una vicenda lunga anni

Le intimidazioni e le richieste estorsive nei confronti dell’imprenditore sono durate più di cinque anni, tra minacce verbali, aggressioni fisiche e richieste di denaro, fino all’intervento della giustizia che ha messo fine alla vicenda.

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