Morte badante russa a Barcellona, Michelangelo Corica verso il rinvio a giudizio: accusa di femminicidio

La Procura contesta l’omicidio volontario a Michelangelo Corica: nuova fase giudiziaria dopo il ritrovamento del corpo nel torrente Longano

La vicenda giudiziaria legata alla morte di Raisa Kiseleva entra in un momento cruciale. Il procuratore Giuseppe Verzera ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Michelangelo Corica, 60 anni, accusato di omicidio volontario aggravato. L’uomo era stato arrestato a luglio dagli investigatori con l’ipotesi di femminicidio ai danni della donna, una badante di 75 anni.

Il procedimento segna il passaggio dalle indagini preliminari alla fase in cui il giudice dovrà valutare la fondatezza dell’impianto accusatorio e decidere sull’eventuale processo.

Dal ritrovamento del corpo alla nuova ricostruzione

Il corpo della donna era stato scoperto nel letto del torrente Longano in avanzato stato di decomposizione. Inizialmente si era pensato a un evento accidentale, forse una caduta dovuta a un malore. Con il proseguire degli accertamenti, però, la ricostruzione investigativa ha preso una direzione diversa.

Gli investigatori hanno concentrato l’attenzione sulle relazioni personali della vittima e sui suoi ultimi spostamenti. Secondo l’ipotesi accusatoria, la sera dei fatti ci sarebbe stato un confronto tra la donna e Corica nei pressi dell’argine del torrente. Un contatto fisico avrebbe provocato la caduta della vittima da alcuni metri di altezza, con conseguenze rivelatesi mortali.

Il nodo del mancato soccorso

Uno degli elementi ritenuti centrali dalla Procura riguarda la condotta successiva attribuita all’indagato. Gli inquirenti sostengono che, resosi conto delle condizioni della donna, l’uomo si sarebbe allontanato senza attivare i soccorsi. Questo comportamento, secondo l’accusa, avrebbe inciso in modo determinante sull’esito fatale dell’episodio.

Le indagini — condotte dalla Polizia di Stato con il supporto di testimonianze, rilievi tecnici e analisi delle immagini di videosorveglianza — avrebbero delineato una dinamica ritenuta incompatibile con un incidente.

Gli sviluppi cautelari

Sul piano giuridico, la posizione dell’indagato ha conosciuto anche un passaggio davanti alla Corte di Cassazione, che ha annullato l’ordinanza cautelare limitatamente alle motivazioni, rinviando gli atti per una nuova valutazione. In attesa della decisione del tribunale competente, Corica resta detenuto.

Le aggravanti contestate includono il rapporto affettivo con la vittima, le circostanze di tempo e luogo ritenute sfavorevoli alla difesa della donna e precedenti penali. Elementi che, per l’accusa, rafforzano il quadro indiziario.

Verso la decisione del giudice

La richiesta di rinvio a giudizio rappresenta ora il passaggio chiave: sarà il giudice a stabilire se esistano presupposti sufficienti per aprire il dibattimento. Nel frattempo, la ricostruzione degli inquirenti continua a essere al centro del confronto tra accusa e difesa, in una vicenda che ha scosso profondamente la comunità locale.

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