Questa volta è la Ragioneria generale dello Stato a bloccare il progetto del Ponte sullo Stretto. Pur non essendo un organismo indipendente, ma un ufficio dello Stato sotto il controllo diretto del governo, la Ragioneria ha confermato ciò che il Partito Democratico denuncia da anni: i costi dell’opera continuano a crescere senza spiegazioni chiare.
Spese crescenti e opacità dei conti
Secondo Anthony Barbagallo, deputato Pd, capogruppo in commissione Trasporti e segretario regionale del Pd Sicilia, l’incremento delle spese riguarda incarichi, consulenze e attività varie che si moltiplicano senza un controllo trasparente. La Ragioneria stessa fatica a stimare l’entità complessiva dei costi, rendendo difficile capire perché le spese continuino a lievitare.
Ritardi e annunci non rispettati
Alla luce di queste criticità , il progetto è stato rinviato nuovamente all’esame del Consiglio dei ministri. Barbagallo sottolinea come Matteo Salvini abbia passato tutta la legislatura a fissare date per l’inizio dei lavori, mai rispettate, ammettendo oggi di non poter più indicare tempistiche concrete.
Sprechi e inadeguatezza secondo il Partito Democratico
Il deputato Pd evidenzia che il Ponte sullo Stretto non sarà completato in questa legislatura. Tra ritardi, promesse non mantenute e spese continue per progettazioni, incarichi tecnici, consulenze e indennità , il costo dell’opera si avvicina già al miliardo di euro. Per il Partito Democratico, il progetto rappresenta un simbolo di sprechi e incapacità dell’attuale governo, su cui continueranno a vigilare e denunciare ogni abuso.

