Barcellona, violenza sulla moglie davanti al figlio: niente braccialetto elettronico, scatta il carcere

La mancanza di dispositivi di controllo torna al centro del dibattito: un caso recente evidenzia i limiti di uno strumento fondamentale per le misure cautelari alternative al carcere

Si arricchisce di un nuovo episodio il dibattito sull’efficacia dei braccialetti elettronici. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto ha disposto una misura cautelare nei confronti di un uomo accusato di maltrattamenti in famiglia, tentata violenza sessuale e lesioni aggravate ai danni della moglie.

Secondo quanto emerso dalle indagini, la donna sarebbe stata vittima per anni di comportamenti vessatori e di controllo, talvolta anche davanti al figlio minorenne. In uno degli episodi contestati, l’uomo avrebbe colpito la moglie con uno schiaffo, causandole un trauma al volto con prognosi medica.

La decisione del giudice: carcere in attesa del dispositivo

Il provvedimento cautelare è stato richiesto dalla Procura al termine delle indagini condotte nell’ambito del cosiddetto “Codice Rosso”. Gli agenti del Commissariato locale hanno eseguito l’ordinanza dopo la denuncia della vittima.

Nella motivazione, il giudice ha sottolineato come gli arresti domiciliari “semplici” non garantirebbero un controllo adeguato sull’indagato, soprattutto considerando il rischio di comportamenti impulsivi. Proprio per questo motivo, in assenza immediata del braccialetto elettronico, è stata disposta la custodia cautelare in carcere.

Resta comunque prevista la possibilità di trasferire l’uomo ai domiciliari non appena il dispositivo sarà disponibile.

La richiesta della difesa

Durante l’interrogatorio di garanzia, svoltosi nei giorni scorsi, l’indagato – assistito dal proprio legale – ha presentato istanza di scarcerazione, chiedendo una misura meno restrittiva, in linea con la richiesta iniziale della Procura. Il giudice si è riservato di decidere nei prossimi giorni.

Carenza cronica di dispositivi

Il caso riaccende l’attenzione su una problematica ormai nota agli operatori del diritto: la disponibilità limitata dei braccialetti elettronici rispetto al numero di richieste.

Negli anni passati si sono registrati diversi rallentamenti, prima legati alle procedure di appalto e successivamente alla gestione delle forniture. Un incremento significativo delle richieste si è avuto nel 2020, anche a seguito delle misure introdotte durante l’emergenza sanitaria.

Come funziona il sistema dei braccialetti

L’attuale contratto per la gestione dei dispositivi, attivo dal 2023, prevede un servizio completo che include monitoraggio, manutenzione e formazione degli operatori, per una durata pluriennale.

Il sistema consente l’attivazione di circa mille dispositivi al mese, con una possibile estensione fino al 20% in più. Tuttavia, questo numero continua a risultare insufficiente rispetto alle esigenze reali.

È importante chiarire che ogni “utilizzo” non corrisponde semplicemente alla consegna del dispositivo, ma comprende l’intero ciclo operativo: dalla distribuzione alla disattivazione, passando per assistenza tecnica e monitoraggio continuo.

Un problema ancora irrisolto

Nonostante gli investimenti e i nuovi contratti, la carenza di braccialetti elettronici continua a rappresentare un limite concreto per l’applicazione di misure alternative alla detenzione.

Situazioni come quella emersa dimostrano come, in mancanza di strumenti adeguati, i giudici siano spesso costretti a optare per soluzioni più restrittive, con un impatto significativo sia sul sistema carcerario sia sulla tutela delle vittime.

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