La prima sezione penale della Corte di Appello, presieduta dalla giudice Daria Orlando, ha emesso una sentenza che modifica parzialmente le condanne stabilite in primo grado dal Tribunale di Barcellona il 9 aprile 2024. In particolare, Nicolina FamĂ , Giuseppe Mazzagatti, Santina Quattrocchi e Valeria Mazzagatti sono stati condannati a tre anni di reclusione ciascuno, mentre Pietro Nicola Mazzagatti e Salvatore Chillemi mantengono le condanne originarie, con il pagamento delle spese del giudizio di secondo grado.
Le condanne in primo grado
In primo grado, Pietro Nicola Mazzagatti era stato condannato a 5 anni di reclusione, tenendo conto della recidiva, mentre i familiari – moglie, figlio, nuora e figlia – erano stati puniti con 3 anni e 6 mesi ciascuno. L’imprenditore Salvatore Chillemi, legale rappresentante della società “Event & Co. Srl”, aveva ricevuto 2 anni e 6 mesi. Tutti erano assistiti dai rispettivi legali, tra cui l’avvocato Sebastiano Campanella e l’avvocato David Bongiovanni.
Sequestro e gestione delle societĂ
La Corte ha confermato il sequestro delle quote societarie della societĂ coinvolta, ritenuta uno strumento utilizzato dai familiari dei Mazzagatti per continuare a gestire le attivitĂ imprenditoriali giĂ sottoposte a sequestro. Secondo quanto emerso nel processo, la societĂ aveva permesso di mantenere il controllo sulle quattro aziende commerciali della famiglia, nonostante la detenzione del principale imputato.
Mantenimento dei sequestri e validitĂ delle indagini
I giudici hanno inoltre disposto il mantenimento del sequestro dei beni effettuato nel giugno 2019, valido fino al passaggio in giudicato della sentenza, confermando l’impianto investigativo coordinato dal pubblico ministero della Dda di Messina, Francesco Massara. Gli accertamenti avevano portato al sequestro delle attività imprenditoriali riconducibili alla famiglia Mazzagatti, fondamentali per il proseguimento delle indagini e per impedire la gestione occulta delle aziende.
Conferma del quadro accusatorio
Nonostante le riduzioni di pena per alcuni imputati, l’impianto accusatorio originario è stato confermato dalla Corte d’Appello, evidenziando il ruolo dei sei imputati nella gestione delle attività aziendali sequestrate e ribadendo le responsabilità contestate in primo grado, con l’esclusione dell’aggravante di aver agevolato la cosca mafiosa dei Barcellonesi.
Una sentenza che ridefinisce le pene ma mantiene fermo il percorso di tutela del patrimonio e della legalitĂ legato alle attivitĂ imprenditoriali della famiglia Mazzagatti.

