Barcellona, stop del GUP a Poste Italiane: esclusa dal processo sul maxi scandalo Superbonus da 1,6 milioni

Respinta la richiesta di costituzione di parte civile: per il giudice mancano elementi chiari sui danni. Otto gli indagati nell’inchiesta per presunte frodi sui crediti fiscali

Il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, Giuseppe Sidoti, ha dichiarato inammissibile la richiesta avanzata da Poste Italiane di costituirsi parte civile in un processo legato a presunte truffe sul superbonus edilizio.

La decisione è arrivata al termine di una camera di consiglio, dopo un’eccezione preliminare sollevata dalla difesa, ed è stata formalizzata con un’ordinanza articolata. Il provvedimento si basa su un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, che impone criteri rigorosi nella presentazione delle domande risarcitorie.

Le motivazioni dell’ordinanza

Secondo il giudice, la richiesta presentata non soddisfa i requisiti richiesti dalla normativa più recente e dalle pronunce delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione.

In particolare, è stata rilevata l’assenza di una chiara e dettagliata esposizione della cosiddetta “causa petendi”, ovvero:

  • la descrizione concreta dei danni subiti
  • la distinzione tra danni patrimoniali e non patrimoniali
  • i criteri utilizzati per quantificarli

Non è più sufficiente, infatti, un riferimento generico al reato contestato. Questo principio viene applicato con ancora maggiore severità quando a chiedere il risarcimento è un soggetto che si dichiara danneggiato, e non direttamente la persona offesa.

L’inchiesta sul superbonus

Il procedimento penale riguarda otto persone indagate, accusate a vario titolo di aver messo in piedi un sistema illecito basato sulla creazione e cessione di crediti fiscali inesistenti. Secondo l’accusa, il meccanismo avrebbe consentito di ottenere liquidità attraverso la monetizzazione dei crediti, anche tramite Poste Italiane, per un valore complessivo superiore a 1,6 milioni di euro. Tra gli indagati figura anche un imprenditore a cui vengono contestati ulteriori reati di natura tributaria. Tutti gli imputati restano, in ogni caso, presunti innocenti fino a sentenza definitiva.

La posizione di Poste Italiane

La società aveva sostenuto di aver subito:

  • un danno economico diretto, legato all’acquisto dei crediti fiscali ritenuti inesistenti
  • un danno reputazionale, derivante dall’impatto mediatico della vicenda

Nella documentazione depositata si evidenziava come tali crediti fossero stati inseriti nel proprio cassetto fiscale, comportando un esborso finanziario rilevante. Tuttavia, per il giudice, queste circostanze non sono state illustrate con il livello di dettaglio richiesto per essere considerate ammissibili nel processo.

Prossime tappe del procedimento

Dopo aver esaminato gli atti e le memorie delle parti, il giudice ha disposto il rinvio dell’udienza al 15 ottobre, data in cui si entrerà nel merito delle accuse formulate dalla Procura guidata da Giuseppe Verzera. Quella sarà una fase decisiva per verificare la tenuta dell’impianto accusatorio e l’effettiva sussistenza del presunto sistema fraudolento legato al superbonus.

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