Sono 13 le persone iscritte nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla Procura di Gela sul grave evento franoso che ha interessato il territorio di Niscemi. A confermarlo è stato il procuratore capo Salvatore Vella, nel corso di una conferenza stampa in Tribunale, parlando di un’inchiesta che rappresenta una delle più complesse mai avviate sul dissesto idrogeologico in Sicilia.
Il procedimento ipotizza il reato di disastro colposo e arriva dopo mesi di audizioni e accertamenti tecnici.
Le persone coinvolte nell’inchiesta
Tra gli indagati figurano anche quattro ex presidenti della Regione Siciliana, oltre all’attuale governatore: Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e Renato Schifani.
Nel fascicolo risultano inoltre diversi dirigenti e responsabili della Protezione civile regionale che si sono succeduti nel tempo, tra cui Pietro Lo Monaco, Calogero Foti e Salvatore Cocina, insieme a figure tecniche e soggetti incaricati della gestione degli interventi contro il rischio idrogeologico.
Le verifiche e le fasi dell’inchiesta
Gli inquirenti hanno ascoltato negli ultimi mesi tecnici, funzionari e amministratori, ricostruendo le fasi della gestione del territorio e degli interventi di prevenzione.
Secondo quanto emerso, una parte delle attività successive agli eventi del 1997 non sarebbe oggetto di contestazione, mentre l’attenzione della magistratura si concentra soprattutto sul periodo compreso tra il 2010 e il 2026, ritenuto decisivo per l’evoluzione del dissesto.
Le criticità e i mancati interventi
Al centro dell’indagine vi sarebbero ritardi, opere non completate e sistemi di monitoraggio mai pienamente attivati, elementi che avrebbero inciso sulla mancata prevenzione del crollo del territorio.
La Procura evidenzia come fossero disponibili risorse economiche destinate agli interventi, mai completamente utilizzate, e come alcune opere previste per la messa in sicurezza dell’area non siano state realizzate nei tempi stabiliti.
Le tre fasi ricostruite dagli investigatori
L’inchiesta ricostruisce tre distinti periodi storici. Il primo riguarda la fase successiva alla frana del 1997 e i primi interventi programmati. Il secondo si concentra sull’attuazione delle opere e sulla gestione degli appalti. Il terzo, invece, è quello più delicato e riguarda la mancata messa in sicurezza delle aree a rischio, comprese eventuali omissioni su evacuazioni, demolizioni e controlli urbanistici.
Il nodo del periodo 2010-2026
Secondo la Procura, le principali criticità emergerebbero dopo il 2010, quando i lavori affidati per la mitigazione del rischio subirono rallentamenti, contenziosi e successive interruzioni.
Da quel momento, sempre secondo l’accusa, si sarebbe registrata una progressiva assenza di interventi strutturali, fino al verificarsi del grave evento franoso del 2026.
Le prossime mosse degli inquirenti
Nei prossimi giorni gli indagati saranno ascoltati nell’ambito degli interrogatori preliminari. L’inchiesta prosegue con ulteriori approfondimenti tecnici e documentali per chiarire eventuali responsabilità nella gestione del rischio idrogeologico del territorio di Niscemi, definito dagli stessi magistrati come uno dei casi più complessi d’Europa.

