Messina, maxi operazione contro il commercio di merce contraffatta a Giostra: sette misure cautelari della Guardia di Finanza (I NOMI)

Indagine coordinata dalla DDA: smantellato presunto gruppo attivo nella vendita online di prodotti falsi attraverso social e spedizioni dirette ai clienti

Una complessa attività investigativa portata avanti dalla Guardia di Finanza di Messina, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia, ha portato all’emissione di un’ordinanza cautelare nei confronti di sette persone.

Il provvedimento, firmato dal GIP, prevede quattro misure di custodia in carcere, due arresti domiciliari e un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla vendita di articoli contraffatti e di ricettazione.

Un’organizzazione attiva dal 2022

Le indagini, iniziate circa tre anni fa, avrebbero fatto emergere l’esistenza di una rete strutturata con base nel rione Giostra di Messina, specializzata nella commercializzazione di prodotti falsi.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo avrebbe gestito un intenso traffico di abbigliamento, accessori e profumi recanti marchi di note case italiane e internazionali, venduti a prezzi molto inferiori rispetto a quelli ufficiali.

Vendite online e social network al centro del sistema

Il presunto sodalizio avrebbe utilizzato in maniera sistematica i social media per la propria attività. In particolare, una pagina Facebook collegata a un gruppo privato con oltre 2.200 membri sarebbe stata il principale canale di promozione e vendita.

Le transazioni avvenivano anche tramite dirette streaming, durante le quali i prodotti venivano mostrati in tempo reale ai potenziali acquirenti. Le consegne, invece, sarebbero state effettuate sia a domicilio sia tramite spedizioni.

Strumenti investigativi e flussi finanziari sospetti

Per ricostruire il funzionamento dell’attività illecita, gli inquirenti hanno fatto ricorso a intercettazioni telefoniche e telematiche, riprese video e controlli sui movimenti bancari.

Dagli accertamenti economici sarebbero emersi flussi di denaro non coerenti con le dichiarazioni reddituali degli indagati, spesso risultate assenti o irregolari. Inoltre, sui profili social sarebbero stati riscontrati comportamenti riconducibili a una sistematica ostentazione di disponibilità economiche.

Le persone coinvolte nei provvedimenti

Il giudice ha disposto il carcere per quattro indagati: Angelo Arrigo (37 anni), Paolo Arrigo (36 anni), Antonino Arrigo (52 anni) e Ramona Assenzio (47 anni). Ai domiciliari sono finite Giuseppa Paratore (34 anni) e Alessia Stracuzzi (33 anni).

Per una terza persona, Giuseppa Arrigo (28 anni), è stato disposto l’obbligo di firma presso la polizia giudiziaria. Per altri soggetti coinvolti, pur emergendo un ruolo secondario nell’inchiesta, il GIP non ha ritenuto necessarie misure cautelari.

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