Sciopero A2A San Filippo del Mela: scontro tra sindacati sull’indotto, Fiom spinge per la mobilitazione del 12 maggio

Divisioni tra le sigle metalmeccaniche: Uilm e Fim criticano la scelta unilaterale, mentre Fiom-Cgil difende lo sciopero e denuncia l’assenza delle istituzioni

Si accende il confronto tra le organizzazioni sindacali in vista dello sciopero previsto per il 12 maggio, promosso dai lavoratori dell’indotto della centrale termoelettrica A2A di San Filippo del Mela. Al centro della polemica c’è la decisione della Fiom-Cgil di proclamare la mobilitazione senza un percorso condiviso con le altre sigle.

Fim e Uilm hanno espresso una posizione fortemente critica, parlando di una scelta autonoma e non concordata. Secondo le due organizzazioni, sarebbe mancato un vero confronto interno, soprattutto in un momento considerato cruciale per il futuro occupazionale del territorio.

Le critiche di Fim e Uilm

Per Fim e Uilm, affrontare una vertenza complessa con iniziative isolate rischia di essere controproducente e divisivo. Le due sigle sottolineano che sono già in corso interlocuzioni con istituzioni e azienda, e che azioni non coordinate potrebbero compromettere il dialogo avviato.

Nel mirino anche le assemblee dei lavoratori, considerate dalle due organizzazioni uno strumento che potrebbe accentuare tensioni e preoccupazioni, anziché favorire un confronto equilibrato. Fim e Uilm rivendicano invece un approccio più pragmatico, basato su tavoli tecnici e istituzionali già attivi con Comune, Regione e vertici aziendali, dai quali — sostengono — starebbero emergendo i primi risultati.

La posizione della Fiom-Cgil

Di segno opposto la posizione della Fiom-Cgil, che difende la scelta dello sciopero definendola una decisione maturata insieme ai lavoratori dell’indotto. Il sindacato evidenzia una situazione di stallo, attribuendola soprattutto alla mancanza di risposte concrete da parte delle istituzioni, in particolare della Regione.

Secondo la Fiom, il rischio di una chiusura della centrale entro il 2027 non è più un’ipotesi, ma una prospettiva concreta. Il sindacato denuncia inoltre che negli ultimi mesi numerosi lavoratori sono stati progressivamente esclusi dall’impianto, senza che sia stato presentato un piano industriale chiaro o nuovi investimenti.

Il nodo dei tavoli istituzionali

Altro punto di attrito riguarda l’efficacia dei tavoli istituzionali. La Fiom sostiene che una richiesta urgente di incontro, inviata mesi fa all’assessorato regionale alle Attività produttive, non avrebbe ricevuto alcun riscontro. Da qui la scelta di puntare sulla mobilitazione per ottenere certezze sul futuro energetico dell’area e sul possibile coinvolgimento di nuovi attori.

Fim e Uilm, invece, continuano a puntare sul confronto istituzionale, ritenendo fondamentale non interrompere il dialogo già avviato.

Il contesto della Valle del Mela

Sul fondo resta la crisi più ampia della Valle del Mela, indicata dalla Fiom come esempio di una progressiva perdita di attività produttive. Un quadro che, secondo il sindacato, richiede interventi urgenti e una strategia industriale chiara.

Di contro, Fim e Uilm invitano alla cautela, sottolineando la necessità di evitare iniziative che possano mettere a rischio i percorsi di negoziazione in corso.

L’ultima parola ai lavoratori

Il confronto tra le sigle resta acceso e le posizioni appaiono distanti: da una parte chi spinge per una mobilitazione immediata, dall’altra chi preferisce la via del dialogo istituzionale. A questo punto, saranno i lavoratori a determinare la direzione della vertenza.

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