Ponte sullo Stretto, il decreto è legge: tutti i dettagli del nuovo via libera e cosa cambia ora

La Camera approva il provvedimento con 160 voti favorevoli. Stanziati oltre 14 miliardi e ridefinito il cronoprogramma dell’opera e delle infrastrutture collegate

Il percorso normativo per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina compie un passaggio decisivo: il cosiddetto “decreto Ponte” è stato definitivamente convertito in legge dalla Camera, che ha espresso 160 voti a favore, 110 contrari e 7 astensioni. Un via libera che segna una nuova fase per l’iter dell’opera, al centro di un acceso confronto politico.

Intervento del governo dopo i rilievi della Corte dei Conti

Il provvedimento arriva in risposta alle osservazioni sollevate dalla Corte dei Conti, che aveva contestato la delibera relativa al progetto definitivo approvato dal Cipess. Il governo è quindi intervenuto per riorganizzare la procedura, affidando al Ministero delle Infrastrutture il compito di aggiornare il piano economico-finanziario della società concessionaria e di coordinare tutti gli adempimenti tecnici, ambientali ed europei necessari alla prosecuzione dell’iter.

Nuovo ruolo per il commissario straordinario

Tra le principali novità figura anche la nomina dell’amministratore delegato di Rfi come commissario straordinario per le opere ferroviarie connesse al progetto. A lui vengono attribuiti poteri speciali, analoghi a quelli previsti dallo “Sblocca cantieri”, che consentono di operare in deroga ad alcune procedure del codice degli appalti per accelerare la realizzazione degli interventi.

Investimenti e rimodulazione delle risorse

Il decreto prevede una dotazione complessiva pari a circa 14,4 miliardi di euro, secondo quanto riportato nei documenti ufficiali. Una parte consistente dei fondi, pari a 2,787 miliardi, viene riprogrammata spostando la spesa dal periodo 2026-2029 al quadriennio successivo 2030-2034, ridefinendo così la scansione temporale degli investimenti.

Accanto al Ponte, il provvedimento include anche interventi su altre infrastrutture strategiche, tra cui il traforo del Gran Sasso, le autostrade A24 e A25, la linea C della metropolitana di Roma, la laguna di Venezia e le opere collegate ai Campionati europei di calcio UEFA 2032.

Scontro politico in Aula

Durante il dibattito parlamentare non sono mancate le tensioni tra maggioranza e opposizione. I gruppi di centrosinistra hanno criticato l’impostazione del provvedimento, sollevando dubbi sulla reale sostenibilità dell’opera e sull’ampiezza dei poteri commissariali.

Duro l’intervento di Nicola Fratoianni, che ha definito il progetto una scelta di carattere politico più che infrastrutturale, mentre il deputato Marco Simiani ha espresso perplessità sulla gestione centralizzata dell’iter. Di segno opposto la posizione della maggioranza, che ha difeso il decreto come leva per modernizzare il sistema infrastrutturale nazionale e sostenere occupazione e sviluppo, con particolare attenzione al ruolo di imprese e lavoratori coinvolti nei grandi cantieri.

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