Nuovo sviluppo giudiziario nell’inchiesta sull’omicidio di Giovanni Perdichizzi, il delitto di matrice mafiosa consumato il 1° gennaio 2013 nel Messinese. Nella giornata dell’8 maggio 2026, i militari del ROS dei Carabinieri, con il supporto del Comando Provinciale di Messina, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Salvatore Bucolo e Giovanni Crinò.
Il provvedimento è stato emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Messina, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nell’ambito delle indagini coordinate dalla DDA peloritana.
La nuova misura dopo la condanna a 30 anni
La decisione arriva a pochi giorni dalla sentenza pronunciata dal GUP del Tribunale di Messina, che aveva condannato entrambi gli imputati alla pena di 30 anni di reclusione, ritenendoli responsabili dell’omicidio di Perdichizzi.
Secondo quanto emerso dagli accertamenti investigativi, dopo la pronuncia della sentenza sono state rivalutate le esigenze cautelari a carico dei due uomini. Gli inquirenti hanno infatti evidenziato il rischio di fuga e la possibilità di reiterazione di reati, elementi che hanno portato alla richiesta della misura restrittiva in carcere.
Il ruolo della Direzione Distrettuale Antimafia
Le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Messina avrebbero inoltre messo in luce la presunta vicinanza dei due indagati agli ambienti della criminalità organizzata riconducibile alla famiglia mafiosa barcellonese.
Tra gli elementi valutati dagli investigatori figurano anche i precedenti percorsi criminali dei destinatari del provvedimento e la particolare gravità della condanna inflitta in primo grado.
L’operazione è stata eseguita contemporaneamente tra Barcellona Pozzo di Gotto e la provincia di Siena, dove i Carabinieri hanno rintracciato i destinatari dell’ordinanza.
La precisazione della Procura
Nel comunicato diffuso dagli investigatori viene inoltre ribadito che il procedimento si trova ancora in una fase non definitiva e che, come previsto dall’ordinamento, gli indagati devono essere considerati presunti innocenti fino a sentenza irrevocabile.
La Procura ha inoltre sottolineato che nelle eventuali successive fasi processuali, da svolgersi nel pieno contraddittorio tra accusa e difesa davanti a un giudice terzo e imparziale, potrà essere accertata anche l’eventuale assenza di responsabilità degli imputati.

