La Corte d’Appello di Palermo ha parzialmente modificato la sentenza emessa in primo grado nei confronti di Martina Gentile, figlia della maestra Laura Bonafede, figura storicamente vicina al boss mafioso Matteo Messina Denaro.
I giudici di secondo grado hanno ridotto la pena da quattro a tre anni di reclusione, confermando però la responsabilità dell’imputata nell’ambito dell’inchiesta legata alla lunga latitanza del capomafia di Castelvetrano.
Contestualmente è stata eliminata la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, circostanza che consentirà alla donna di tornare a svolgere l’attività di insegnante.
Le accuse contestate alla donna
Martina Gentile era stata condannata in primo grado per favoreggiamento aggravato dall’agevolazione mafiosa. Secondo la ricostruzione della Direzione Distrettuale Antimafia, avrebbe avuto un ruolo di supporto durante il periodo di clandestinità di Matteo Messina Denaro.
Per gli investigatori, la donna avrebbe trascorso lunghi periodi insieme alla madre Laura Bonafede e al boss, contribuendo alla gestione di alcune comunicazioni riservate e fornendo un aiuto logistico utile a mantenere segreta la latitanza del padrino.
Il legame con Matteo Messina Denaro
Le indagini hanno fatto emergere un rapporto particolarmente stretto tra Martina Gentile e il capomafia trapanese, deceduto nel settembre 2023. Nei pizzini sequestrati nei covi riconducibili a Messina Denaro, la donna veniva indicata con il nome in codice “Tan”.
Dalla documentazione acquisita dagli inquirenti sarebbe emerso un legame quasi familiare. Secondo quanto riportato negli atti processuali, il boss avrebbe considerato Martina Gentile come una figlia, riservandole parole di grande affetto e stima all’interno della corrispondenza privata recuperata durante le indagini.
Cade l’interdizione dai pubblici uffici
Uno degli aspetti più rilevanti della sentenza di secondo grado riguarda la revoca dell’interdizione dai pubblici uffici. La decisione dei giudici permette quindi a Martina Gentile di poter riprendere il proprio lavoro nel mondo della scuola.
Resta invece confermata la condanna penale, seppur ridimensionata rispetto al primo giudizio, all’interno di una delle vicende giudiziarie collegate alla rete di protezione che avrebbe favorito per anni la latitanza di Matteo Messina Denaro.

