Centrale A2A di San Filippo del Mela, sciopero dei sindacati e tensione sul futuro occupazionale

I sindacati rilanciano la mobilitazione dopo il rinvio del confronto all’Ars: cresce la preoccupazione per il destino del polo industriale e dei lavoratori dell’indotto

La protesta è tornata davanti ai cancelli della centrale A2A di San Filippo del Mela. Dopo il rinvio della riunione prevista all’Assemblea regionale siciliana, i sindacati hanno deciso di riattivare lo sciopero sospeso nei giorni scorsi in attesa di conoscere gli sviluppi del tavolo istituzionale.

Nella mattinata di ieri numerosi dipendenti hanno incrociato le braccia e partecipato a un corteo che ha attraversato l’area fino alla frazione di Archi. La mobilitazione è stata promossa dalla Cgil di Messina insieme alle sigle Fiom, Fillea e Filcams, che denunciano un progressivo ridimensionamento del sito industriale e possibili conseguenze pesanti sul piano occupazionale.

Cresce l’allarme per il futuro della centrale

Al centro delle contestazioni c’è soprattutto l’assenza di certezze sul piano industriale dell’azienda e sulle prospettive produttive dello stabilimento. Secondo le organizzazioni sindacali, il timore concreto è che le attuali scelte possano tradursi in una drastica riduzione delle attività con effetti diretti su lavoratori, imprese dell’indotto e servizi collegati.

La preoccupazione riguarda non soltanto gli operai metalmeccanici, ma anche tecnici della manutenzione, addetti ai servizi, lavoratori edili e personale impiegato nelle attività esterne collegate alla centrale.

“Rischio impoverimento per tutto il territorio”

Per Cgil, Fiom, Fillea e Filcams la vertenza non coinvolge soltanto l’azienda ma l’intero comprensorio della Valle del Mela. I sindacati sottolineano infatti come la possibile perdita di posti di lavoro rischi di aggravare ulteriormente la situazione economica dell’area industriale messinese.

«Non si può assistere passivamente allo smantellamento di uno dei principali poli produttivi della provincia», sostengono i rappresentanti sindacali, che chiedono un confronto immediato e trasparente con azienda e istituzioni.

Le sigle parlano inoltre di mancanza di chiarezza sugli investimenti futuri e sulle garanzie occupazionali, ritenendo insufficiente il livello di comunicazione finora mantenuto nei confronti dei lavoratori.

La richiesta: un piano industriale chiaro

I sindacati chiedono l’avvio di una strategia concreta per il rilancio dell’area industriale di Milazzo e San Filippo del Mela, basata su nuovi investimenti e sulla tutela dell’occupazione.

Durante la giornata di mobilitazione, i rappresentanti dei lavoratori hanno incontrato anche i candidati alla carica di sindaco di Milazzo, Michele Vacca e Laura Castelli, per discutere delle possibili ricadute sociali ed economiche della crisi industriale.

La protesta, spiegano le organizzazioni sindacali, potrebbe proseguire anche nelle prossime settimane qualora non arrivassero segnali chiari sul mantenimento delle attività produttive e dei livelli occupazionali.

Fim e Uilm scelgono una linea diversa

Allo sciopero non hanno aderito Fim e Uilm, che preferiscono puntare su un percorso istituzionale già avviato con il Comune di San Filippo del Mela, la Regione Siciliana e i vertici aziendali.

Secondo queste organizzazioni, il confronto tecnico aperto nelle ultime settimane avrebbe già prodotto primi risultati nella gestione delle possibili ricadute occupazionali. Una posizione più prudente e orientata alla trattativa, dunque, rispetto alla linea della mobilitazione scelta dagli altri sindacati.

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