Un’operazione coordinata dalla Direzione Investigativa Antimafia di Messina, sotto la direzione della DDA peloritana, ha portato all’esecuzione di una misura cautelare nei confronti di tre persone, nell’ambito di una complessa inchiesta su presunte attività illecite nel settore edilizio e nella gestione dei rifiuti.
Il provvedimento del Gip del Tribunale di Messina ha disposto gli arresti domiciliari per due fratelli, Nicola e Domenico Pellegrino, mentre per un imprenditore edile è scattata la sospensione dell’attività per un anno. Contestualmente è stato disposto il sequestro di un’impresa del settore e di un’autovettura intestata a un familiare di uno degli indagati.
Il quadro dell’inchiesta e le ipotesi di reato
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, al centro dell’indagine vi sarebbe un sistema di intestazioni fittizie di beni e attività economiche, utilizzato per schermare la reale gestione di mezzi e impresa edile. Gli autocarri e la società formalmente riconducibili all’imprenditore sarebbero stati in realtà controllati dai due fratelli oggi sottoposti a misura cautelare.
Le accuse comprendono il trasferimento fraudolento di valori con aggravante mafiosa, oltre a una serie di violazioni in materia ambientale legate alla gestione e allo smaltimento illecito di rifiuti.
Rifiuti ed edilizia: sequestrate aree e mezzi
Nel corso della stessa operazione, con il supporto della Stazione Navale della Guardia di Finanza di Messina, sono state sequestrate tre aree utilizzate per lo scarico illegale di materiali provenienti da attività edilizie.
Gli inquirenti ipotizzano che i mezzi coinvolti venissero impiegati per attività di movimento terra, trasporto e smaltimento non autorizzato di rifiuti speciali, seguendo una filiera completamente abusiva che andava dal ritiro fino allo sversamento finale.
Appalti pubblici sotto osservazione
L’indagine avrebbe inoltre evidenziato il presunto coinvolgimento degli indagati in quattro appalti pubblici, tra cui lavori su edifici scolastici e interventi di messa in sicurezza idraulica di alcuni corsi d’acqua del territorio messinese.
Proprio in relazione a queste attività , il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto sussistente l’ipotesi di aggravante legata al metodo mafioso, elemento che ha rafforzato il quadro cautelare.
Sversamenti abusivi e danni ambientali
Le attività investigative, supportate anche dall’utilizzo di droni e unità navali, avrebbero documentato lo scarico illecito di oltre 200 metri cubi di rifiuti speciali, trasformando diverse aree urbane in discariche non autorizzate.
Particolarmente critica la situazione di una zona fluviale cittadina, utilizzata in più occasioni come punto di sversamento, con potenziali conseguenze sul piano idrogeologico, soprattutto in occasione di eventi meteorologici intensi.
Oltre cinquanta episodi accertati
Nel complesso, gli investigatori avrebbero ricostruito più di cinquanta episodi di trasporto e abbandono illecito di materiali, alcuni dei quali riconducibili anche a lavorazioni effettuate in strutture pubbliche e cimiteriali del territorio messinese.
Le tre aree individuate come siti di smaltimento abusivo sono state poste sotto sequestro preventivo, mentre proseguono gli approfondimenti investigativi su una rete più ampia di soggetti coinvolti.

