Ars nel caos prima delle elezioni in 71 Comuni siciliani: tensioni e divisioni interne nella maggioranza

A Sala d’Ercole restano aperti i dossier della Finanziaria mentre il centrodestra siciliano affronta divisioni interne e crescente pressione politica

A cinque mesi dall’approvazione della contestata legge di stabilità, l’Assemblea Regionale Siciliana continua ancora a fare i conti con gli stralci rimasti fuori dalla manovra economica. Una situazione che fotografa perfettamente il clima di forte instabilità politica che attraversa la maggioranza di centrodestra guidata dal presidente della Regione, Renato Schifani.

La prossima seduta dell’Ars è stata fissata per il 26 maggio, dopo un nuovo stop dei lavori parlamentari legato anche all’imminente tornata elettorale che coinvolgerà 71 Comuni siciliani. Un appuntamento considerato cruciale dagli equilibri politici regionali, soprattutto dopo le difficoltà registrate dal centrodestra sul piano nazionale con il referendum sulla riforma della Giustizia promossa dal ministro Carlo Nordio.

Gli stralci della Finanziaria riaccendono lo scontro politico

Quando Sala d’Ercole tornerà a riunirsi, al centro del dibattito ci saranno i provvedimenti esaminati dalle commissioni terza e quarta dell’Ars. Si tratta di norme che riguardano temi strategici come energia, agricoltura, attività produttive, tutela ambientale e governo del territorio.

Argomenti particolarmente delicati che rischiano di trasformarsi nell’ennesimo terreno di scontro tra maggioranza e opposizione. Le forze di minoranza, infatti, puntano a sfruttare le profonde divisioni interne al centrodestra per mettere ulteriormente in difficoltà il governo regionale.

Le tensioni nella maggioranza esplodono in Aula

Le ultime sedute parlamentari hanno mostrato in maniera evidente le fragilità della coalizione che sostiene Schifani. A fare rumore sono state soprattutto le parole del capogruppo di Fratelli d’ItaliaGiorgio Assenza, che in Aula ha ironicamente ringraziato l’opposizione per la “clemenza” dimostrata nei confronti della maggioranza, ormai spesso numericamente inferiore proprio ai gruppi di minoranza.

Uno sfogo che ha certificato il clima di nervosismo interno alla coalizione. Il riferimento più duro è arrivato nei confronti di alcuni alleati accusati di non garantire compattezza politica neppure dopo il recente rimpasto di governo.

A infiammare ulteriormente il dibattito è stata l’approvazione, con voto segreto, della norma sulle assunzioni sostenuta dal deputato del Partito Democratico Antonello Cracolici. Un episodio che ha evidenziato ancora una volta le spaccature presenti nella maggioranza.

Figuccia: “Non si può andare avanti così”

A intervenire pubblicamente sulla crisi politica è stato anche il deputato della LegaVincenzo Figuccia, che ha parlato apertamente di una situazione non più sostenibile.

Secondo l’esponente leghista, continuare a ignorare quanto sta accadendo all’Ars significherebbe nascondere problemi ormai evidenti. Figuccia ha sottolineato come il mini-rimpasto non sia riuscito a risolvere le tensioni interne e ha messo in dubbio la possibilità di proseguire la legislatura senza un chiarimento politico definitivo.

Il centrosinistra accelera sulle Regionali

Mentre il centrodestra appare sempre più diviso, il campo progressista lavora già in vista delle prossime elezioni regionali. L’obiettivo delle opposizioni è arrivare preparate all’appuntamento elettorale con una coalizione compatta e un programma condiviso.

In questo contesto si inserisce l’iniziativa del Movimento 5 Stelle denominata “Nova, la parola all’Italia”, lanciata in diverse città siciliane tra cui Palermo, Trapani e Ragusa. Un progetto nato per raccogliere proposte e indicazioni utili alla costruzione del programma elettorale per le Regionali.

Parallelamente proseguono i contatti tra le forze progressiste per individuare un candidato unitario alla Presidenza della Regione.

Ipotesi voto anticipato in Sicilia

Tra i corridoi della politica regionale prende sempre più quota anche la possibilità di un ritorno anticipato alle urne. Una soluzione che consentirebbe di chiudere la legislatura senza arrivare a una crisi formale di governo.

L’ipotesi più discussa è quella di accorpare le elezioni regionali alle future Politiche nazionali, trasformando ancora una volta la Sicilia in un laboratorio politico per testare gli equilibri del centrodestra.

Al momento, però, lo scenario resta incerto. Da una parte c’è una maggioranza attraversata da continue tensioni interne, dall’altra un’opposizione che tenta di sfruttare il momento favorevole per costruire un’alternativa credibile in vista delle prossime Regionali.

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