«Mio figlio è morto mentre si trovava sotto la responsabilità dello Stato. In Italia la pena di morte non è prevista, eppure a lui è stata inflitta nei fatti». Sono parole durissime quelle di Daniela Santoro, madre di Stefano Argentino, il 26enne originario di Noto trovato senza vita nel carcere di Messina Gazzi, dove era detenuto con l’accusa di omicidio legata al caso di Sara Campanella.
La donna, intervenendo sulla vicenda e riportando la posizione della famiglia, ha ribadito la richiesta di piena trasparenza sulle circostanze del decesso, chiedendo che vengano svolti ulteriori approfondimenti per chiarire quanto accaduto all’interno dell’istituto penitenziario.
L’appello della famiglia e la richiesta al Quirinale
Secondo quanto riferito, i familiari del giovane avrebbero inviato anche una PEC al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sollecitando nuove verifiche e un supplemento di indagine sulla morte del detenuto.
La famiglia insiste sulla necessità di accertare ogni dettaglio, ritenendo indispensabile fare luce su eventuali criticità nella gestione del caso e sulle condizioni di detenzione del ragazzo.
“Stefano aveva bisogno di protezione”
Nel suo intervento, la madre ha sottolineato come il figlio, a suo dire, necessitasse di un supporto adeguato, evidenziando la mancata valutazione di una possibile condizione psichiatrica. «Se fosse stata disposta una perizia, molte cose sarebbero emerse», ha dichiarato, sostenendo che il giovane avrebbe vissuto momenti di forte tensione all’interno della struttura.
La donna ha inoltre riferito di una situazione personale particolarmente difficile per il 26enne nelle ore precedenti al decesso, parlando di un contesto di paura e forte pressione psicologica.
Indagini in corso e attesa degli esiti
La vicenda resta ora al centro dell’attenzione investigativa, con accertamenti ancora in fase preliminare e in attesa degli esiti degli esami tecnici e medico-legali che dovranno contribuire a ricostruire con precisione le dinamiche del decesso.
L’appello finale: “Verità e tutele per i detenuti fragili”
La famiglia conclude il proprio appello chiedendo verità e giustizia per Stefano Argentino, ma anche un’attenzione più ampia alle condizioni dei detenuti considerati più vulnerabili, affinché possano essere garantite adeguate misure di protezione all’interno del sistema penitenziario.

