La scomparsa di Monica Montefalcone, docente e ricercatrice dell’Università di Genova, ha colpito profondamente anche la comunità di Milazzo. La biologa marina, morta nei giorni scorsi durante un’immersione alle Maldive, era da anni legata all’Area marina protetta di Capo Milazzo, considerata uno dei punti strategici del Mediterraneo per lo studio degli ecosistemi marini.
Proprio nelle ultime ore è emerso che la studiosa avrebbe dovuto fare ritorno in Sicilia già nel mese di luglio per continuare le attività scientifiche del progetto “Mare Caldo”, il programma di ricerca dedicato agli effetti del riscaldamento climatico sui fondali del Mediterraneo.
Il progetto “Mare Caldo” e le ricerche a Capo Milazzo
Montefalcone ricopriva il ruolo di responsabile scientifica per il Distav, il Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita dell’Università di Genova, all’interno di un’iniziativa sviluppata insieme a Greenpeace.
Tra le principali aree di monitoraggio individuate dal progetto figura proprio l’Area marina protetta di Capo Milazzo, ritenuta un vero osservatorio naturale per comprendere come il cambiamento climatico stia modificando gli habitat marini più delicati.
Le ricerche coordinate dalla docente si concentravano soprattutto sulle praterie di Posidonia oceanica, sulle gorgonie e sugli equilibri biologici messi a rischio dall’aumento delle temperature del mare.
Le immersioni a Milazzo e il rapporto con il territorio
Negli ultimi anni Monica Montefalcone aveva trascorso diversi periodi nella cittĂ del Capo seguendo personalmente le attivitĂ sul campo. Partecipava direttamente alle immersioni scientifiche insieme a subacquei esperti e ricercatori locali, contribuendo alla raccolta di campioni e dati utili agli studi ambientali.
Chi ha lavorato con lei ricorda una professionista di altissimo livello, ma anche una persona capace di instaurare rapporti autentici con il territorio e con chi ogni giorno opera per la tutela del mare.
Il suo rapporto con Milazzo non era limitato all’ambito accademico. La ricercatrice nutriva una forte passione per i fondali dell’area protetta e per la biodiversità presente lungo la costa tirrenica. Un interesse nato anni fa durante alcune immersioni esplorative e consolidatosi nel tempo grazie ai continui progetti di monitoraggio ambientale.
Una presenza importante per la tutela del Mediterraneo
Le missioni scientifiche coordinate da Montefalcone avevano anche l’obiettivo di individuare nuovi indicatori ambientali e sviluppare ulteriori studi sugli effetti della crisi climatica sugli ecosistemi marini.
La sua attività a Capo Milazzo è stata particolarmente apprezzata non solo per il valore scientifico delle ricerche, ma anche per la capacità di coinvolgere giovani studiosi, associazioni ambientaliste e operatori del territorio in un percorso condiviso di salvaguardia del mare.
Ai collaboratori dell’Area marina protetta aveva confidato il desiderio di tornare presto in Sicilia per completare alcuni lavori ancora aperti. Un ritorno atteso che, purtroppo, non potrà più realizzarsi.

