Il Ponte sullo Stretto di Messina torna al centro del dibattito politico e infrastrutturale. Durante il Festival dell’Economia di Trento, il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha difeso con forza il progetto, definendolo una straordinaria vetrina internazionale per l’ingegneria italiana e sottolineando il forte interesse suscitato dall’opera anche sul piano occupazionale.
Secondo Salvini, nel giro di pochi giorni sarebbero arrivate circa 45 mila candidature da parte di tecnici, ingegneri, architetti e operai interessati a lavorare alla futura realizzazione del collegamento tra Sicilia e Calabria.
Salvini: “Opera strategica e pronta a partire”
Nel suo intervento, il leader della Lega ha spiegato che il progetto starebbe superando gli ultimi passaggi tecnici e amministrativi dopo le richieste di integrazione avanzate dalla Corte dei Conti.
Il ministro ha ricordato che il dossier è ora al vaglio del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e che ulteriori verifiche interesseranno anche l’Autorità dei Trasporti. L’obiettivo dichiarato dal governo è ottenere tutti i via libera necessari entro i prossimi mesi.
Per Salvini, il Ponte rappresenterebbe non solo una grande infrastruttura, ma anche un simbolo di modernizzazione capace di attirare competenze internazionali e investimenti. Il vicepremier ha inoltre ribadito che le coperture economiche sarebbero già disponibili e che le imprese coinvolte sarebbero pronte ad aprire i cantieri.
Cantieri ancora fermi e avvio lavori lontano
Nonostante gli annunci politici, la realizzazione concreta dell’opera appare ancora distante. Tra autorizzazioni mancanti, ricorsi ambientalisti, verifiche tecniche e controversie istituzionali, difficilmente i lavori potranno iniziare prima del 2027.
Nel frattempo, continua a crescere il peso economico della Società Stretto di Messina Spa, la società pubblica incaricata di seguire il progetto e partecipata dal Ministero dell’Economia, Anas, Rete Ferroviaria Italiana e dalle Regioni Sicilia e Calabria.
La struttura, riattivata dal governo Meloni nel 2023 dopo la precedente liquidazione avviata dieci anni prima, continua infatti a sostenere costi rilevanti pur in assenza dell’apertura dei cantieri.
Spese in crescita per dirigenti e personale
I dati economici aggiornati mostrano un incremento significativo delle spese interne. Nel giro di due anni i costi complessivi della società sono passati da circa 2,5 milioni di euro nel 2023 a oltre 11 milioni nel 2025.
Ad incidere maggiormente sono gli stipendi del management e l’aumento del personale tra dirigenti, quadri e dipendenti amministrativi.
Anche il numero dei dirigenti è cresciuto: dai 19 presenti nel 2024 si è arrivati a 23 nel 2025, con una spesa complessiva superiore ai 6 milioni di euro soltanto per le figure apicali.
L’amministratore delegato Pietro Ciucci percepisce attualmente un compenso annuale di 240 mila euro, mentre altri dirigenti superano abbondantemente questa soglia grazie a incarichi aggiuntivi e premi di risultato.
Tra le retribuzioni più elevate figurano quelle del direttore legale Andrea Parrella, che supera i 350 mila euro lordi annui, e del direttore tecnico Valerio Mele, il cui compenso complessivo supera i 430 mila euro considerando anche altri incarichi legati ad Anas.
Un progetto da 14,5 miliardi tra polemiche e dubbi
Secondo le ultime stime, il costo totale del Ponte sullo Stretto avrebbe raggiunto circa 14,5 miliardi di euro, cifra destinata potenzialmente a crescere nel corso degli anni.
A pesare è anche la presenza di una clausola che prevederebbe una penale da circa 1,5 miliardi di euro in caso di stop definitivo o abbandono dell’opera.
Le opposizioni e numerose associazioni ambientaliste continuano a contestare il progetto, criticando sia l’impatto ambientale sia l’aumento dei costi sostenuti dalla società pubblica senza che i lavori siano mai realmente iniziati.
Nel frattempo il governo continua a considerare il Ponte una priorità strategica nazionale, mentre il confronto politico e tecnico sull’opera resta più acceso che mai.

