Con una decisione che segna un significativo cambio di rotta rispetto all’impostazione accusatoria, il Tribunale del Riesame di Messina ha disposto la scarcerazione di Giovanni Crinò, accogliendo integralmente la richiesta presentata dal suo difensore, l’avvocato Tino Celi. Per i giudici, allo stato degli atti, non sussisterebbero più le esigenze cautelaria sostegno della misura restrittiva.
La decisione riguarda il procedimento legato all’omicidio di Giovanni Perdichizzi, avvenuto il 1° gennaio 2013 a Barcellona Pozzo di Gotto, vicenda su cui si registra ora un evidente contrasto tra l’impostazione della Direzione Distrettuale Antimafia e la valutazione del Riesame.
Dalle misure cautelari al nuovo ribaltamento
Agli inizi di maggio, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla DDA, i Carabinieri del ROS, con il supporto del Comando Provinciale di Messina, avevano eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di più soggetti, tra cui lo stesso Crinò, arrestato in un’operazione che aveva interessato sia la provincia di Siena sia quella messinese.
Nello stesso contesto era stato fermato anche Salvatore Bucolo, indicato dagli inquirenti come uno dei presunti esecutori materiali dell’omicidio e già condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione.
L’impianto accusatorio della Procura
Secondo la ricostruzione della magistratura inquirente, i due indagati sarebbero stati coinvolti direttamente nell’esecuzione del delitto, sulla base di un quadro indiziario che valorizzava la loro presunta appartenenza o vicinanza alla famiglia mafiosa barcellonese.
L’ipotesi investigativa si fondava quindi sulla cosiddetta “intraneità” al contesto criminale organizzato locale, elemento ritenuto centrale per sostenere la gravità del quadro accusatorio.
Il Riesame: cade la misura cautelare
Di segno opposto la valutazione del Tribunale del Riesame, che ha ritenuto insufficiente il quadro attuale per giustificare la permanenza in carcere di Crinò. I giudici hanno infatti accolto l’istanza difensiva, sottolineando la mancanza delle condizioni cautelari necessarie.
Una decisione che apre ora una fase di confronto giuridico tra le diverse impostazioni emerse nel corso del procedimento, mentre restano ancora aperti gli sviluppi dell’inchiesta sull’omicidio del 2013.

