Maxi blitz contro il patrimonio di Matteo Messina Denaro: sequestrati resort, società e tesori nascosti per oltre 200 milioni

Operazione internazionale contro il patrimonio del boss mafioso

Un patrimonio immenso, accumulato nell’arco di oltre quarant’anni attraverso traffici illeciti e investimenti all’estero, è finito nel mirino della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo. Dalle prime ore di giovedì 28 maggio è scattata una vasta operazione internazionale coordinata dalla Procura antimafia e condotta dalla Guardia di Finanza, che ha portato all’arresto di tre persone e al sequestro di beni per un valore superiore ai 200 milioni di euro riconducibili a Matteo Messina Denaro.

L’inchiesta rappresenta uno dei più importanti colpi economici inflitti negli ultimi anni alla rete finanziaria della mafia trapanese.

Tre arresti tra Sicilia e Spagna

Le misure cautelari hanno raggiunto Giacomo Tamburello, 65 anni, fermato a Campobello di Mazara, insieme al figlio Luca Tamburello, 42 anni, e all’ex moglie Maria Antonia Bruno, 62 anni, rintracciati a Malaga, in Spagna.

Secondo gli investigatori, i tre avrebbero avuto un ruolo centrale nella gestione e nella movimentazione di società, investimenti immobiliari, fondi patrimoniali e disponibilità finanziarie riconducibili all’organizzazione mafiosa legata all’ex superlatitante di Castelvetrano.

Le indagini partite da Andorra

L’attività investigativa ha preso avvio dopo una segnalazione proveniente dalle autorità del Principato di Andorra, relativa a una donna originaria del Trapanese che disponeva di ingenti capitali all’estero.

Gli approfondimenti successivi avrebbero permesso di ricostruire collegamenti diretti con ambienti del narcotraffico internazionale e con esponenti storici di Cosa Nostra. Fondamentali, secondo quanto emerso, sarebbero state anche le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, che hanno descritto un sistema consolidato di redistribuzione dei proventi della droga a favore del mandamento mafioso di Castelvetrano, guidato da Messina Denaro.

Gli investigatori ritengono che quei fondi siano stati progressivamente riciclati attraverso investimenti e società schermodistribuite in diversi Paesi.

Società offshore, conti bancari e immobili di lusso

Le verifiche patrimoniali hanno coinvolto numerosi Stati europei ed extraeuropei grazie alla collaborazione tra Guardia di Finanza e autorità internazionali di Spagna, Lussemburgo, Principato di Monaco e Libano.

Nel corso dell’operazione sono state individuate otto società estere: cinque in Spagna, due a Gibilterra e una alle Isole Cayman. Le società sarebbero state utilizzate come strumenti per la gestione di investimenti immobiliari e patrimoni finanziari.

Gli investigatori hanno inoltre scoperto conti correnti, portafogli titoli e disponibilità finanziarie sparse in varie giurisdizioni per circa 12,5 milioni di euro. Tra gli investimenti emersi figurano anche quote azionarie in un istituto bancario libanese e operazioni in metalli preziosi, con oltre 12 chili d’oro sequestrati.

Resort esclusivi sulla Costa del Sol

Tra i beni più rilevanti sequestrati figurano 22 immobili di pregio situati in alcune delle località più esclusive della Costa del Sol, tra Marbella, Benahavis e Puerto Banús.

Secondo gli inquirenti, molte delle proprietà sarebbero state trasformate in resort e ville di lusso utilizzate come strumenti di investimento e riciclaggio dei capitali accumulati attraverso il narcotraffico.

Oltre 150 finanzieri impegnati nell’operazione

Per eseguire il maxi blitz sono stati mobilitati oltre 150 finanzieri, supportati anche da unità operative all’estero. Durante le perquisizioni sono stati impiegati droni, mezzi aerei, dispositivi termoscanner e specialisti informatici incaricati di individuare eventuali wallet digitali e criptovalute.

L’operazione, ancora in corso, punta ora a ricostruire l’intera rete finanziaria internazionale costruita negli anni attorno al patrimonio del boss mafioso siciliano.

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