Truffe agli anziani tra falsi nipoti e finti carabinieri: due arresti nel Messinese

Operazioni della Squadra Mobile e del Commissariato: recuperata la refurtiva e bloccati i responsabili. Le vittime raggirate con il falso “nipote” e il finto carabiniere

Due distinti episodi di truffa ai danni di persone anziane sono stati interrotti nelle ultime ore dalla Polizia di Stato di Messina, che ha arrestato in flagranza due uomini di 36 e 53 anni, entrambi ritenuti responsabili di raggiri messi in atto con modalità ormai collaudate.

Le indagini e i tempestivi interventi hanno permesso non solo di bloccare i presunti autori, ma anche di recuperare parte della refurtiva sottratta alle vittime, poi restituita agli aventi diritto.

Il primo caso a Gesso: il falso nipote e la fuga bloccata

Il primo episodio si è verificato nella frazione di Gesso, dove una donna di 79 anni è stata raggirata con la classica tecnica del “finto parente in difficoltà”. Secondo quanto ricostruito, la vittima sarebbe stata contattata telefonicamente da un uomo che si è spacciato per il nipote, raccontando una situazione di urgenza e chiedendo denaro e oggetti di valore per “risolvere un problema imminente”.

Mentre la telefonata proseguiva per impedire qualsiasi verifica, un complice si sarebbe presentato all’abitazione ritirando denaro contante e gioielli, tra cui fedi e monili in oro.

Il presunto responsabile, un 36enne originario della provincia di Caltanissetta, è stato però intercettato poco dopo in città dagli agenti della Squadra Mobile, grazie anche all’analisi delle immagini di videosorveglianza che hanno consentito di rintracciare il veicolo utilizzato per la fuga.

Bloccato nei pressi di viale Boccetta, l’uomo è stato arrestato per truffa aggravata, mentre l’intera refurtiva è stata recuperata e riconsegnata alla proprietaria.

Il secondo intervento a Taormina: finto carabiniere e aggressione agli agenti

Un secondo arresto è stato eseguito dal personale del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Taormina, sempre per un episodio ai danni di una donna anziana di 83 anni.

In questo caso la vittima è stata contattata da un uomo che si è presentato come un carabiniere, sostenendo la necessità di verificare la provenienza dei gioielli custoditi in casa, legandoli a una presunta indagine su una rapina mai avvenuta.

Il meccanismo utilizzato ha seguito lo stesso schema: pressione psicologica, urgenza artificiale e isolamento della vittima al telefono per impedirle di chiedere aiuto o confrontarsi con familiari.

A differenza del primo episodio, però, la donna non era sola. In casa era presente un parente, agente della Polizia in servizio a Taormina, che ha immediatamente intuito la truffa e allertato la sala operativa, predisponendo l’intervento.

L’uomo, un 53enne di origine catanese, è stato fermato subito dopo essersi presentato all’abitazione. Nel tentativo di sottrarsi all’arresto ha opposto resistenza e aggredito gli agenti, provocando lesioni a uno di loro giudicate guaribili in dieci giorni.

È stato quindi arrestato con le accuse di truffa, resistenza a pubblico ufficiale, minacce e lesioni personali.

Tecniche collaudate e vittime vulnerabili

Entrambi gli episodi confermano il ricorso a uno schema ormai ricorrente: telefonate allarmistiche, finte identità istituzionali o familiari, e la pressione psicologica sulle vittime per indurle a consegnare denaro e oggetti preziosi.

La Polizia evidenzia come la rapidità di intervento e la collaborazione tra reparti investigativi e sistemi di videosorveglianza siano state decisive per il buon esito delle operazioni.

Indagini e presunzione di innocenza

Gli indagati si trovano attualmente nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dalla legge, sono da considerarsi presunti innocenti fino a sentenza definitiva.

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