Caltagirone, sequestro da 600mila euro nel settore telecomunicazioni: indagine su presunta bancarotta fraudolenta

La Guardia di Finanza blocca beni e quote societarie di una ditta attiva nelle telecomunicazioni. Per la Procura di Catania si tratterebbe di un articolato sistema di svuotamento aziendale ai danni dei creditori

Un’operazione della Guardia di Finanza di Catania ha portato al sequestro dell’intero capitale sociale e del patrimonio aziendale della società “Nuove Tecnologie Telefoniche Impianti S.r.l.”, impresa con sede a Caltagirone specializzata nell’installazione di infrastrutture per le telecomunicazioni.

Il valore complessivo dei beni sottoposti a vincolo è stimato in circa 600 mila euro. Il provvedimento è stato emesso dal Giudice per le indagini preliminari, su richiesta della Procura di Catania, nell’ambito di un’inchiesta che ipotizza una presunta bancarotta fraudolenta aggravata.

Contestualmente è stato nominato un amministratore giudiziario, incaricato di garantire la gestione dell’attività e la continuità operativa dell’azienda, con particolare attenzione alla tutela dei dipendenti.

Le origini dell’inchiesta

L’indagine nasce dagli approfondimenti del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, avviati dopo la liquidazione giudiziale di una precedente società del medesimo settore, la “Nuove Tecnologie Impianti s.r.l.”.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la vecchia impresa avrebbe accumulato nel tempo un’esposizione debitoria verso l’erario e gli enti previdenziali superiore ai 3,2 milioni di euro, maturata a partire dal 2010.

Gli amministratori sarebbero stati accusati di aver proseguito l’attività nonostante la situazione di crisi, evitando gli adempimenti necessari alla procedura concorsuale e omettendo la corretta gestione delle perdite societarie.

Il presunto schema di svuotamento societario

Gli inquirenti ipotizzano che la gestione aziendale abbia seguito un disegno volto a trasferire risorse e attività dalla società in difficoltà a una nuova realtà imprenditoriale.

Tra i nomi coinvolti figurano Rosetta Monastra (53 anni)Rosario Guarriera (54 anni) e Orazio Salvatore Marchese (58 anni). Guarriera sarebbe ritenuto il dominus effettivo delle operazioni, mentre Monastra avrebbe ricoperto il ruolo di amministratrice formale della prima società.

Secondo l’accusa, sarebbero stati movimentati circa 540 mila euro dai conti aziendali, giustificati con operazioni ritenute fittizie, come rimborsi e anticipi mai realmente documentati.

Il passaggio dei beni alla nuova società

Successivamente, secondo la ricostruzione investigativa, il ramo d’azienda sarebbe stato trasferito alla nuova società, formalmente affidata a Marchese ma, di fatto, sempre riconducibile allo stesso gruppo gestionale.

Il trasferimento avrebbe incluso l’intera struttura produttiva: personale, mezzi, attrezzature, commesse e know-how, oltre ai rapporti commerciali già attivi con importanti operatori del settore telecomunicazioni.

La nuova impresa non avrebbe corrisposto alcun pagamento per l’acquisizione del complesso aziendale, limitandosi a farsi carico esclusivamente del trattamento di fine rapporto dei lavoratori trasferiti.

Le accuse e la posizione degli indagati

Secondo la Procura, l’operazione avrebbe configurato un passaggio solo apparente tra le due società, mantenendo continuità di sede, mezzi e organizzazione, con l’obiettivo di preservare l’attività economica lasciando però invariati i debiti della precedente gestione.

Resta ferma la posizione degli indagati, nei confronti dei quali vale il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva, mentre le indagini proseguono per definire ulteriormente il quadro delle responsabilità.

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