La Procura di Palermo ha formalmente chiuso le indagini sull’omicidio di Paolo Taormina, episodio avvenuto nella notte del 12 ottobre 2025 nei pressi del locale gestito dalla vittima insieme ai familiari.
L’avviso di conclusione delle indagini è stato notificato a Gaetano Maranzano, 28 anni, che ha ammesso le proprie responsabilità e che ora rischia una condanna all’ergastolo. L’accusa formulata dagli inquirenti è di omicidio volontario aggravato dai futili motivi.
Le risultanze scientifiche e l’arma del delitto
Le attività tecniche svolte dai carabinieri del RIS hanno confermato un elemento centrale dell’inchiesta: il giovane sarebbe stato colpito con una pistola calibro 9, arma che lo stesso Maranzano aveva consegnato agli investigatori al momento del fermo.
Gli esiti degli accertamenti balistici hanno rafforzato il quadro accusatorio già ricostruito dagli inquirenti, coordinati dai pubblici ministeri Maurizio Bonaccorso e Ornella Di Rienzo.
Il nodo irrisolto del movente
Nonostante la chiusura della fase investigativa, resta ancora poco chiaro il motivo che avrebbe portato all’omicidio. Nel corso delle indagini sono state valutate diverse ipotesi, senza però arrivare a una ricostruzione definitiva del contesto scatenante.
Tra le versioni fornite dall’indagato, quella di un presunto scambio di sguardi interpretato come provocazione all’esterno del locale. Maranzano aveva inoltre sostenuto di aver riconosciuto la vittima per alcuni precedenti contatti legati ai social network, nei quali il giovane avrebbe rivolto attenzioni alla sua ex moglie.
Nessun riscontro dalle indagini
Tale ricostruzione, tuttavia, non ha trovato conferme dagli accertamenti effettuati. L’analisi dei dispositivi telefonici e le testimonianze raccolte dagli investigatori non hanno evidenziato elementi a sostegno della versione fornita dall’indagato.
Gli inquirenti proseguono ora verso la fase successiva del procedimento, che porterà alla valutazione giudiziaria del caso e all’eventuale rinvio a giudizio.

