San Vito Lo Capo, nelle chat del dodicenne i bersagli dell’aggressione: “Tre musulmani e una ragazza nera”

Il giovane avrebbe individuato alcuni compagni come obiettivi dell’aggressione e citato autori di massacri a sfondo razzista e xenofobo

Emergono nuovi e inquietanti dettagli sull’episodio avvenuto in una scuola di San Vito Lo Capo, dove un dodicenne avrebbe tentato di aggredire un insegnante armato di coltello. Secondo quanto trapela dalle indagini, il ragazzo avrebbe manifestato in alcune conversazioni online intenzioni violente nei confronti di specifici compagni di scuola, individuati per la loro origine etnica o religiosa.

In una delle chat esaminate dagli investigatori, il minore avrebbe fatto riferimento a presunti bersagli, indicando alcuni studenti musulmani e una ragazza di origine africana. Elementi che stanno spingendo gli inquirenti ad approfondire l’eventuale matrice ideologica alla base del gesto.

I richiami ai massacri di Christchurch e Buffalo

Tra i contenuti attribuiti al giovane figurerebbero riferimenti a Brenton Tarrant, autore della strage del 2019 nelle moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda, costata la vita a 51 persone, e a Payton Gendron, responsabile della sparatoria del 2022 in un supermercato di Buffalo, negli Stati Uniti, dove furono uccise dieci persone afroamericane.

Entrambi gli attentatori sono diventati nel tempo punti di riferimento per ambienti estremisti online legati a ideologie suprematiste bianche e teorie complottiste sull’immigrazione. Le loro azioni, così come i contenuti diffusi prima e dopo gli attacchi, continuano a circolare in diversi circuiti radicali presenti sul web.

Simboli, riferimenti estremisti e tentativo di diretta social

Dalle verifiche effettuate emergerebbero inoltre ulteriori richiami a episodi di violenza scolastica e ad altri autori di aggressioni avvenute all’estero. Tra questi comparirebbe il nome di Timofey Kulyanov, il quindicenne coinvolto nell’attacco verificatosi nel dicembre 2025 nella regione di Mosca, oltre a riferimenti alla Columbine High School, teatro del celebre massacro del 1999 negli Stati Uniti.

Secondo quanto ricostruito, il dodicenne avrebbe anche cercato di riprendere e trasmettere l’azione attraverso il proprio telefono cellulare, una modalità che richiama il comportamento adottato da diversi autori di stragi contemporanee, spesso intenzionati a ottenere visibilità e diffusione mediatica attraverso internet.

Gli investigatori stanno inoltre valutando il significato di alcuni simboli e messaggi mostrati dal ragazzo, compresa una maglietta riportante la scritta fascista “Me ne frego”.

L’indagine sulla possibile radicalizzazione online

L’attenzione degli inquirenti è ora concentrata soprattutto sulle attività svolte dal minore in rete. Le conversazioni recuperate, alcune delle quali in lingua inglese, potrebbero fornire indicazioni importanti sui contatti frequentati dal ragazzo e sulle fonti da cui avrebbe attinto contenuti ideologici estremisti.

Le indagini sono coordinate dalle autorità competenti con il supporto degli specialisti dell’antiterrorismo, impegnati a ricostruire eventuali collegamenti con ambienti virtuali caratterizzati da propaganda xenofoba, razzista o suprematista.

Tra gli elementi analizzati vi sono anche i riferimenti alle teorie diffuse dal terrorista norvegese Anders Behring Breivik, autore delle stragi di Oslo e Utøya del 2011. I suoi scritti sono considerati una delle principali fonti ideologiche per numerosi estremisti che negli anni successivi hanno compiuto attentati in diversi Paesi occidentali.

Il messaggio inviato prima dell’aggressione

Particolarmente significativo sarebbe un messaggio che il dodicenne avrebbe inviato a un conoscente nelle ore precedenti all’episodio. Nel testo, il ragazzo avrebbe sostenuto di agire per motivazioni politiche, dimostrando anche una conoscenza delle norme italiane relative alla responsabilità penale dei minori.

Un passaggio che gli investigatori considerano rilevante per comprendere il livello di pianificazione dell’azione e il percorso che avrebbe portato il giovane a maturare convinzioni così radicali. L’obiettivo dell’inchiesta resta quello di accertare se il minore abbia agito in totale autonomia oppure se sia stato influenzato da interlocutori conosciuti attraverso la rete o altri canali di comunicazione.

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