Un’operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania ha portato all’esecuzione di 20 misure cautelari in carcere nell’ambito dell’indagine denominata “Onda Nuova”, che secondo gli investigatori ruoterebbe attorno al clan Mazzei e alla sua rete di presunti affiliati.
L’inchiesta fotografa un contesto criminale radicato nei quartieri popolari della città, dove la violenza continua a rappresentare uno dei principali strumenti di regolazione dei rapporti interni e delle controversie tra gruppi rivali.
La “famiglia” come codice e la logica della sopraffazione
Dalle carte emergerebbe un sistema in cui il concetto di “famiglia” viene interpretato in chiave rigidamente criminale, con regole interne basate su lealtà assoluta, punizioni e dinamiche di controllo che coinvolgerebbero anche i legami di sangue.
Un contesto segnato da episodi di estrema brutalità, dove anche motivi apparentemente banali – come una provocazione sui social o contrasti personali – possono trasformarsi in violenze e spedizioni punitive.
Armi, droga e interessi economici illeciti
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il gruppo avrebbe gestito un flusso rilevante di sostanze stupefacenti, con approvvigionamenti anche dall’estero, generando ingenti profitti illeciti reinvestiti sul territorio.
Nel corso delle indagini sarebbero stati sequestrati kalashnikov, pistole e fucili, a conferma di un arsenale diffuso tra gli affiliati. L’organizzazione, oltre al traffico di droga, avrebbe esteso i propri interessi anche in attività economiche apparentemente lecite, utilizzate come possibile canale di reinvestimento.
Tra i soggetti coinvolti figurerebbero esponenti riconducibili alla cosiddetta “nuova generazione” del gruppo, eredi delle precedenti figure di vertice.
Tra collaboratori e dinamiche interne del gruppo
Le indagini si sarebbero avvalse anche delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia ed ex appartenenti a contesti criminali, che hanno descritto la struttura del gruppo come particolarmente attiva sul piano economico e meno legata alle tradizionali richieste estorsive, privilegiando invece l’inserimento diretto nelle attività imprenditoriali.
Un sistema in cui ruoli di controllo, gestione delle sostanze stupefacenti e mediazione interna sarebbero stati affidati a figure di riferimento considerate centrali negli equilibri dell’organizzazione.
Episodi di violenza e logiche di punizione interna
Tra gli elementi ricostruiti dagli investigatori emergono anche episodi di violenza interna legati a presunti tradimenti o contatti con gruppi rivali, che avrebbero generato punizioni particolarmente dure all’interno del contesto criminale.
In alcuni casi, secondo le indagini, anche i legami familiari non avrebbero rappresentato un limite alle decisioni del gruppo, che avrebbe imposto la propria autorità attraverso aggressioni e intimidazioni.
Scontri tra gruppi rivali e tentati omicidi
L’inchiesta ricostruisce inoltre episodi di scontro armato tra fazioni rivali, in particolare nell’area di Librino, dove si sarebbero verificati agguati e tentativi di omicidio legati a contrasti tra gruppi criminali contrapposti.
In uno di questi episodi, sarebbero stati esplosi diversi colpi d’arma da fuoco in strada, a seguito di precedenti tensioni e aggressioni, confermando un quadro di forte instabilità e pericolosità sociale nei territori coinvolti.
Un sistema criminale radicato nel territorio
L’operazione “Onda Nuova” restituisce l’immagine di un’organizzazione strutturata, capace di combinare controllo del territorio, traffici illeciti e gestione della violenza come strumento di potere.
Un sistema che, secondo gli inquirenti, continua a rigenerarsi attraverso nuove generazioni e dinamiche interne, mantenendo saldo il proprio radicamento nei quartieri storicamente più vulnerabili della città.

