Racket a Palermo, indagini sulla presunta regia dal carcere: giovani leve nel mirino

La Procura continua a lavorare sulle intimidazioni contro commercianti e imprenditori. Gli investigatori ipotizzano un coordinamento delle azioni criminali attraverso ordini impartiti dall’interno del carcere

Proseguono le attività investigative della Procura di Palermo, coordinate dal procuratore Maurizio De Lucia, sul fronte delle intimidazioni che negli ultimi mesi hanno colpito numerose attività commerciali tra il capoluogo e la provincia.

L’attenzione degli inquirenti si sarebbe concentrata sull’ipotesi di una possibile cabina di regia organizzata direttamente dal carcere, con soggetti detenuti che avrebbero mantenuto un ruolo decisionale nel guidare le azioni di presunte nuove leve criminali attive sul territorio.

Secondo la ricostruzione investigativa, alcuni giovani dei quartieri Zen e Marinella sarebbero stati utilizzati per compiere atti intimidatori ai danni di commercianti e imprenditori.

Sequestrato un telefono a un detenuto

Un passaggio ritenuto importante dagli investigatori è rappresentato dal sequestro di un telefono cellulare in carcere.

Il dispositivo sarebbe stato trovato nella disponibilità di Salvatore Verga, 35 anni, detenuto presso il carcere di Terni per precedenti legati alla droga.

Gli inquirenti stanno verificando se lo smartphone possa essere stato utilizzato per impartire indicazioni all’esterno e coordinare una serie di azioni intimidatorie, tra cui incendi, colpi d’arma da fuoco e minacce.

L’ipotesi al vaglio è che dietro agli episodi più recenti possa esserci un gruppo organizzato con una struttura decisionale ancora da ricostruire.

Il profilo di Salvatore Verga

Il nome di Salvatore Verga, originario della zona della Marinella, era già emerso in precedenti indagini.

Nel 2019 era stato arrestato nell’ambito di un’inchiesta che aveva coinvolto altre persone con accuse, tra le altre, di associazione mafiosa, estorsione aggravata dal metodo mafioso e traffico di stupefacenti.

Secondo gli investigatori, Verga avrebbe tentato di acquisire maggiore peso all’interno delle dinamiche del territorio riconducibile al mandamento Resuttana-Tommaso Natale.

Le indagini, tuttavia, non si concentrerebbero esclusivamente sulla sua figura: gli investigatori stanno cercando di individuare eventuali altri soggetti coinvolti nella gestione delle presunte attività criminali.

Dalle minacce alle attività commerciali agli episodi violenti

Il quadro ricostruito dagli investigatori comprende diversi episodi avvenuti negli ultimi mesi.

Uno dei primi segnali sarebbe arrivato nella zona di Sferracavallo, dove durante una manifestazione cittadina alcuni giovani avrebbero provocato tensioni culminate in una violenta aggressione e successivamente in spari contro un’attività commerciale della Marinella.

In seguito sarebbero comparsi diversi episodi intimidatori con bottiglie incendiarie e minacce rivolte ad alcuni esercenti della zona.

Più recentemente, un commerciante di Mondello avrebbe ricevuto una richiesta estorsiva, decidendo però di rifiutare e rivolgersi alle forze dell’ordine.

L’uomo sarebbe stato successivamente assistito dall’associazione antiracket Sportello di solidarietà, impegnata nel sostegno alle vittime di intimidazioni.

Una possibile trasformazione degli equilibri criminali

Gli investigatori stanno valutando anche un possibile ricambio generazionale all’interno delle organizzazioni criminali palermitane, con giovani gruppi che proverebbero a conquistare spazio e autonomia rispetto alle vecchie gerarchie.

Gli episodi registrati negli ultimi mesi vengono considerati parte di un fenomeno più ampio che coinvolge diverse aree della città.

Poche denunce rispetto agli episodi registrati

Durante il recente comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica Ã¨ stato lanciato un nuovo appello a imprenditori, commercianti e ristoratori affinché denuncino eventuali pressioni estorsive.

I dati sulle denunce restano però preoccupanti: a fronte di numerosi episodi intimidatori registrati negli ultimi mesi, solo una minima parte sarebbe stata formalmente segnalata alle autorità.

Un elemento che, secondo gli investigatori, dimostra quanto il fenomeno del racket continui ad avere un forte impatto sul territorio palermitano.

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