Attentato a Sigfrido Ranucci, indagini: due presunti autori sarebbero passati dalla Sicilia prima dell’esplosione

 Dall’inchiesta della Procura di Roma emergono nuovi dettagli sul presunto gruppo coinvolto nell’ordigno davanti alla casa del giornalista di Report. Accertamenti anche sui possibili mandanti.

Proseguono le indagini sull’attentato ai danni di Sigfrido Ranucci, il giornalista e conduttore di Report, dopo l’esplosione dell’ordigno collocato vicino alle auto della sua famiglia lo scorso ottobre.

Secondo quanto ricostruito nell’ordinanza cautelare emessa dal Tribunale di Roma, alcuni componenti del gruppo ritenuto coinvolto nella preparazione dell’azione intimidatoria sarebbero transitati dalla Sicilia nei giorni precedenti alla deflagrazione.

La giudice per le indagini preliminari Iole Moricca ha disposto la custodia in carcere per Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mustone e Luca Amato, mentre per Marika De Filippis Ã¨ stata applicata la misura degli arresti domiciliari.

Il passaggio in provincia di Catania prima dell’esplosione

Dagli atti dell’inchiesta emergerebbe che De Filippis e, secondo gli investigatori, probabilmente anche D’Avino, avrebbero soggiornato in una struttura ricettiva di Aci Castello, nel Catanese.

Il soggiorno sarebbe avvenuto dopo un sopralluogo effettuato il 10 ottobre 2025 nei pressi dell’abitazione di Ranucci a Torvaianica, nel territorio di Pomezia, sei giorni prima dell’esplosione.

Il gruppo, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe composto da persone originarie della provincia di Avellino e avrebbe agito su incarico di soggetti terzi interessati a intimidire il giornalista.

Le indagini partite dalle telecamere e dalle tracce telefoniche

Gli investigatori hanno ricostruito i movimenti dei presunti responsabili attraverso un insieme di elementi: testimonianze raccolte nella zona dell’esplosione, dati delle celle telefoniche, immagini dei sistemi di videosorveglianza e verifiche sulle auto utilizzate.

Un ruolo centrale avrebbe avuto una Fiat 500 presa a noleggio, elemento che avrebbe permesso agli inquirenti di restringere il cerchio attorno agli indagati.

Le intercettazioni telefoniche avrebbero inoltre fornito ulteriori elementi agli investigatori, portando all’ipotesi di un coinvolgimento organizzato e non di un’azione isolata.

La segnalazione anonima e il ruolo di Passariello

Un passaggio importante dell’inchiesta sarebbe arrivato da una comunicazione anonima inviata alla Procura, nella quale venivano indicati alcuni riferimenti utili per indirizzare gli accertamenti verso Antonio Passariello.

Nella segnalazione sarebbero stati forniti dettagli personali e informazioni relative agli spostamenti dell’uomo, elementi successivamente verificati dagli investigatori.

Secondo quanto riportato nell’ordinanza, alcune conversazioni intercettate avrebbero rafforzato il quadro accusatorio nei suoi confronti.

L’ipotesi dei mandanti e il possibile depistaggio

Uno degli aspetti ancora da chiarire riguarda l’identità dei soggetti che avrebbero commissionato l’attentato.

Secondo la ricostruzione della gip, il gruppo avrebbe ricevuto indicazioni anche su come comportarsi nel caso di un eventuale arresto, attraverso una possibile versione alternativa dei fatti e l’ipotesi di un allontanamento all’estero.

Gli investigatori stanno lavorando per capire chi abbia fornito le direttive e quale sia stato il reale movente dell’intimidazione.

Il materiale esplosivo sequestrato

Dagli accertamenti sarebbe emerso che l’ordigno utilizzato conteneva materiale riconducibile a gelatine esplosive di tipo industriale, con componenti chimiche compatibili con esplosivi da cava.

Secondo gli esperti citati negli atti, si tratta di sostanze oggi meno utilizzate nei normali circuiti commerciali, ma ancora rintracciabili in contesti illegali.

L’inchiesta resta aperta: oltre alla posizione degli indagati, gli inquirenti sono concentrati sull’individuazione degli eventuali mandanti e sulla ricostruzione completa della rete che avrebbe organizzato l’attentato.

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