Il futuro della centrale A2A di San Filippo del Mela non può più restare sospeso. È questo il messaggio emerso durante l’audizione della terza Commissione Attività produttive dell’Assemblea Regionale Siciliana, dove sindacati e rappresentanti politici hanno chiesto risposte concrete sul destino dello stabilimento.
L’obiettivo condiviso è quello di ottenere un quadro chiaro da parte di A2A, Terna e Regione Siciliana, chiamate a definire un piano industriale capace di garantire continuità produttiva, tutela dell’occupazione e investimenti per accompagnare la transizione energetica.
La Cisl: “Basta rinvii, servono risposte concrete”
Tra gli interventi più incisivi quello della Cisl Messina, rappresentata dal segretario generale Antonino Alibrandiinsieme ai delegati di Fim e Flaei.
Il sindacato ha chiesto un confronto trasparente sul futuro dell’impianto, sollecitando chiarimenti sugli investimenti programmati, sullo stato delle autorizzazioni e sulle reali prospettive occupazionali.
“È arrivato il momento di fare un’operazione verità ”, hanno dichiarato i rappresentanti della Cisl, evidenziando come la riconversione della centrale non debba limitarsi a preservare gli attuali livelli occupazionali, ma trasformarsi in un’occasione di sviluppo capace di creare nuovi posti di lavoro.
Nel frattempo resta confermato lo stato di agitazione proclamato dalle organizzazioni sindacali, che non escludono ulteriori iniziative di protesta, compreso lo sciopero, dopo anni di confronti che finora non hanno portato a risultati concreti.
Cresce la preoccupazione per il lavoro
Uno dei temi principali affrontati durante la seduta riguarda il progressivo ridimensionamento dell’occupazione.
Dal 2018 il sito di San Filippo del Mela ha registrato una consistente riduzione del personale diretto, con oltre 120 posti di lavoro persi. A questa situazione si aggiungono circa 250 lavoratori dell’indotto, il cui futuro resta strettamente legato alle decisioni che verranno assunte nei prossimi mesi.
I sindacati temono che l’entrata in funzione del Tyrrhenian Link e il venir meno del regime di essenzialità della centrale possano aprire la strada a una progressiva dismissione dell’impianto se non sarà avviato un concreto progetto di rilancio.
Sciotto: “In gioco c’è il futuro della Valle del Mela”
All’audizione ha partecipato anche il deputato regionale Matteo Sciotto, promotore della richiesta di convocazione della Commissione dopo il rinvio della seduta prevista nei mesi scorsi.
Secondo il parlamentare, la questione riguarda non solo la centrale ma l’intero sistema produttivo della Valle del Mela, con ripercussioni sull’occupazione, sull’economia e sulla sicurezza energetica della Sicilia.
“Da mesi attendiamo risposte che non arrivano”, ha affermato Sciotto, sottolineando l’assenza di un piano industriale capace di indicare con precisione quali investimenti saranno realizzati, quale sarà il destino dei lavoratori e quale funzione continuerà a svolgere la centrale nel sistema elettrico regionale.
La centrale resta strategica per il sistema elettrico siciliano
Nel corso del confronto è stato evidenziato anche il ruolo che l’impianto continua a ricoprire nella rete energetica dell’Isola.
Sciotto ha ricordato che la recente riattivazione di alcuni gruppi della centrale da parte di Terna, necessaria per sostenere la domanda di energia durante il periodo estivo, dimostra come il sito continui a rappresentare una risorsa strategica almeno fino al completamento del Tyrrhenian Link.
Per questo motivo è stata avanzata la proposta di istituire un tavolo permanente tra Regione Siciliana, A2A, Terna e organizzazioni sindacali, con l’obiettivo di seguire il percorso di riconversione e valutare anche le opportunità offerte dal capacity market del 2028.
L’obiettivo è evitare una nuova emergenza occupazionale
La seduta si è conclusa con l’impegno a proseguire il confronto nelle prossime settimane, ma il messaggio arrivato dalla Commissione è stato inequivocabile.
Il territorio chiede tempi certi, un progetto industriale definito e investimenti concreti per assicurare un futuro alla centrale di San Filippo del Mela. L’obiettivo condiviso è evitare che il processo di transizione energetica si traduca in una nuova crisi occupazionale e trasformarlo invece in un’occasione di rilancio per l’intera Valle del Mela.

