La dinamica demografica delle aree di Palermo e Enna mostra segnali sempre più evidenti di sofferenza. Secondo le ultime elaborazioni del Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, diffuse dalla Camera di Commercio delle due province, il territorio sta affrontando una fase caratterizzata da bassa natalità, forte emigrazione e un progressivo invecchiamento della popolazione.
Il quadro è particolarmente delicato per la provincia di Enna, che registra i valori più critici sul fronte della fecondità e dell’indice di vecchiaia, accompagnati da un costante saldo migratorio negativo. Le proiezioni indicano una riduzione significativa dei residenti nei prossimi decenni, con una contrazione stimata fino a oltre un quarto della popolazione entro il 2050.
Lo studio: scenari in peggioramento fino al 2050
L’analisi contenuta nel report “Il barometro dell’economia territoriale” evidenzia un trend demografico in progressivo deterioramento. Tra il 2002 e il 2026 la popolazione ha già registrato una flessione, destinata ad accentuarsi ulteriormente nei decenni successivi.
Le stime indicano un calo del -14,4% per Enna e del -3,3% per la Città Metropolitana di Palermo nel periodo 2026-2050. Parallelamente, cresce in modo marcato l’indice di vecchiaia, che raggiungerà livelli particolarmente elevati: oltre il 380% a Enna e più del 300% nell’area palermitana.
Anche il tasso di fecondità conferma la tendenza negativa: Palermo si attesta a 1,27 figli per donna, mentre Enna scende a 1,12, valori ben al di sotto della soglia di equilibrio demografico.
Le istituzioni: “Servono politiche per fermare lo spopolamento”
Per il presidente della Camera di Commercio Alessandro Albanese, i dati non rappresentano soltanto statistiche, ma segnali chiari delle trasformazioni in corso nel tessuto sociale ed economico dei territori.
Secondo Albanese, la situazione richiede un intervento coordinato delle istituzioni per invertire la rotta, puntando su misure capaci di sostenere la natalità, limitare l’emigrazione giovanile e rafforzare l’attrattività delle aree interne.
L’obiettivo, sottolinea, è anche quello di adeguare servizi e infrastrutture a una popolazione sempre più anziana, in un contesto che rischia di diventare strutturalmente squilibrato nei prossimi decenni.
Giovani in fuga e territori più fragili
A pesare sul quadro complessivo è soprattutto il fenomeno migratorio, con un flusso costante di giovani che lasciano la Sicilia in cerca di opportunità lavorative e formative altrove.
Un processo che, secondo il segretario generale Guido Barcellona, sta riducendo progressivamente la capacità dei territori di trattenere capitale umano e competenze.
Per Barcellona è necessario rafforzare le politiche di sviluppo locale basate su dati aggiornati e analisi strutturate, con l’obiettivo di costruire strategie in grado di contrastare lo spopolamento e favorire una maggiore coesione sociale ed economica.
Una sfida strutturale per il futuro della Sicilia
Il report del Centro Studi Tagliacarne mette in evidenza una trasformazione profonda e di lungo periodo, che coinvolge non solo la demografia ma anche la sostenibilità economica e sociale dei territori.
La sfida, secondo gli analisti, sarà quella di riuscire a invertire trend ormai consolidati attraverso politiche integrate capaci di rendere nuovamente attrattive le aree interne e frenare la perdita di popolazione attiva.

