Grano duro siciliano, piano da 100 milioni all’Ars per rilanciare la filiera agricola dell’Isola

Sud chiama Nord presenta un disegno di legge per sostenere produttori e imprese cerealicole dell’Isola

Un piano da circa 100 milioni di euro in tre anni per rafforzare la filiera del grano duro siciliano e sostenere il reddito degli agricoltori. È la proposta avanzata all’Assemblea regionale siciliana dal gruppo parlamentare Sud chiama Nord, guidato da Cateno De Luca, attraverso un disegno di legge che punta a intervenire in modo strutturale su uno dei comparti simbolo dell’economia agricola dell’Isola.

Il provvedimento arriva in un contesto in cui il settore cerealicolo siciliano affronta da tempo difficoltà crescenti: margini ridotti, concorrenza delle importazioni estere e un progressivo indebolimento della redditività delle aziende agricole. A questo si aggiunge il tema dell’abbandono dei terreni coltivati, con aree agricole sempre più spesso destinate ad altri usi, inclusi impianti energetici e fotovoltaici, con effetti che secondo gli operatori incidono anche sull’equilibrio ambientale e sulla tenuta del territorio.

Una filiera sotto pressione tra costi, mercato e cambiamenti climatici

Nel testo del ddl, i deputati di Sud chiama Nord evidenziano come la filiera del grano duro sia stata colpita da una combinazione di fattori strutturali e congiunturali che ne hanno ridotto la competitività. Tra questi vengono richiamati l’aumento dei costi di produzione, le difficoltà di accesso al credito e gli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici.

Particolare attenzione viene dedicata anche alle dinamiche di mercato, come il cosiddetto sistema del “prezzo a chiamata”, che secondo i proponenti contribuisce a creare squilibri lungo tutta la catena produttiva. Il meccanismo spingerebbe gli agricoltori a trattenere il prodotto in attesa di quotazioni migliori, riducendo però l’offerta immediata e favorendo il ricorso a importazioni estere, con ricadute sui prezzi e sulla stabilità del settore.

Gli obiettivi della proposta legislativa

L’iniziativa legislativa punta a riaffermare il ruolo strategico della Sicilia nel comparto cerealicolo, con l’obiettivo di valorizzare le produzioni locali, rafforzare l’occupazione nelle aree rurali e sostenere una maggiore autonomia alimentare regionale.

Secondo la relazione illustrativa, il rilancio della filiera passa anche attraverso strumenti di politica economica in grado di aumentare il valore aggiunto del prodotto siciliano e migliorare la competitività delle imprese agricole sui mercati.

Investimenti e sostegni tra 2026 e 2028

Il piano finanziario prevede uno stanziamento complessivo di 100 milioni di euro, distribuiti su tre anni. La metà delle risorse sarebbe destinata a misure di sostegno immediato, mentre la restante quota verrebbe impiegata per interventi di sviluppo e rafforzamento strutturale della filiera, con una programmazione che arriva fino al 2028.

Tra le misure indicate figurano strumenti per facilitare l’accesso al credito, come sistemi di garanzia regionali, anticipazioni di liquidità e voucher per le imprese agricole impegnate nella produzione di grano duro. Prevista anche la promozione di accordi di filiera per una più equa distribuzione del valore lungo la catena produttiva e l’introduzione di un marchio di qualità legato all’origine siciliana.

Innovazione, stoccaggio e valorizzazione del prodotto locale

Il disegno di legge prevede inoltre investimenti in innovazione tecnologica, agricoltura di precisione e ammodernamento delle infrastrutture di stoccaggio, con l’obiettivo di ridurre inefficienze e rafforzare la capacità competitiva delle aziende.

Accanto agli interventi produttivi è prevista anche l’istituzione di un tavolo tecnico regionale per il coordinamento delle politiche di settore e la promozione del prodotto siciliano sui mercati.

Filiera locale e acquisti pubblici

Tra le misure più rilevanti figura anche il coinvolgimento della ristorazione collettiva e pubblica. La proposta invita infatti la Regione a favorire l’utilizzo di grano duro siciliano nelle mense scolastiche, ospedaliere e nei servizi pubblici, nel rispetto delle norme sugli appalti.

Un intervento che punta a rafforzare la domanda interna e a creare uno sbocco stabile per le produzioni locali, sostenendo così l’intero comparto agricolo regionale.

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