Nuovi elementi emergono nell’inchiesta sull’omicidio avvenuto in via Sampolo a Palermo, dove Francesco Cusumano, 38 anni originario di Milazzo, è accusato di aver ucciso a coltellate il coinquilino Francesco Spataro, 53 anni.
Il delitto si è consumato nella giornata di domenica 5 luglio, all’interno di un edificio al civico 486 di via Sampolo, nel quartiere palermitano. Secondo la ricostruzione degli investigatori, la vittima sarebbe stata colpita mortalmente sul pianerottolo dell’abitazione condivisa con l’indagato.
A destare particolare attenzione sul piano giudiziario è il passato di Cusumano: l’uomo, infatti, risultava destinatario di una condanna per lesioni aggravate con una pena complessiva pari a 3 anni e 10 mesi.
La condanna precedente e gli interrogativi sulla mancata detenzione
L’aspetto più delicato della vicenda riguarda proprio la precedente condanna. Secondo quanto emerso, Cusumano avrebbe dovuto trovarsi in carcere per scontare la pena già stabilita dall’autorità giudiziaria.
La circostanza ha aperto una serie di interrogativi sulle modalità con cui l’uomo si trovasse in libertà al momento del nuovo fatto di sangue e sulle eventuali procedure relative all’esecuzione della pena.
La posizione dell’indagato sarà ora al centro degli ulteriori accertamenti da parte degli inquirenti, chiamati a ricostruire non soltanto la dinamica dell’omicidio, ma anche tutti gli aspetti legati al suo precedente giudiziario.
Il caso resta sotto esame della magistratura
L’omicidio di via Sampolo continua dunque a essere oggetto di indagine da parte della magistratura palermitana. Gli investigatori stanno lavorando per chiarire ogni dettaglio della vicenda, compresi i rapporti tra i due coinquilini e le eventuali motivazioni che avrebbero portato alla violenta aggressione.
Come previsto dalla legge, la responsabilità penale di Cusumano dovrà essere accertata nel corso del procedimento giudiziario e l’indagato resta presunto innocente fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

