A pochi giorni dalle commemorazioni della strage di via d’Amelio e nell’imminenza della visita della presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Palermo per la cerimonia dedicata alla Fiat Croma di Giovanni Falcone, lo Stato mette a segno un importante colpo alla criminalità organizzata.
Le forze dell’ordine hanno infatti eseguito un maxi blitz contro il mandamento mafioso di Tommaso Natale-San Lorenzo, interrompendo l’attività della cosiddetta “banda del kalashnikov”, ritenuta responsabile di una serie di gravi episodi criminali che negli ultimi mesi hanno alimentato un clima di paura in città.
Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha definito quanto accaduto l’espressione di una “violenza nuova”, sottolineando come la lotta alla mafia richieda un impegno costante e senza abbassare la guardia.
Quindici persone fermate nell’operazione
L’intervento degli investigatori ha portato al fermo di 15 persone.
Nove degli indagati devono rispondere, a vario titolo, di estorsione, tentata estorsione, porto e detenzione illegale di armi comuni e armi da guerra, con le aggravanti previste dalla normativa antimafia.
Gli altri provvedimenti riguardano invece un presunto sistema di traffico di sostanze stupefacenti attivo tra i quartieri San Lorenzo e Zen 2.
L’inchiesta coinvolge inoltre altre sette persone, già detenute per differenti procedimenti giudiziari.
Un’indagine che prosegue da mesi
L’operazione rappresenta un ulteriore sviluppo dell’attività investigativa avviata nei mesi scorsi. Già lo scorso giugno, infatti, un precedente intervento aveva portato al fermo di altre otto persone, consentendo agli inquirenti di ricostruire progressivamente la struttura del gruppo criminale.
Secondo gli investigatori, la banda sarebbe stata protagonista di una lunga sequenza di attentati intimidatori e azioni estorsive messe in atto a partire dallo scorso novembre nel territorio storicamente riconducibile al mandamento di Tommaso Natale-San Lorenzo.
Nel mirino sarebbero finite numerose attività commerciali del capoluogo, colpite attraverso minacce e atti di violenza finalizzati all’imposizione del controllo mafioso sul territorio.
Gli ordini sarebbero arrivati dal carcere
Uno degli aspetti più inquietanti emersi dalle indagini riguarda la presunta regia delle attività criminali.
Secondo la ricostruzione della Procura, parte delle direttive operative sarebbe stata impartita dall’interno del carcere di Trani, elemento che gli investigatori ritengono supportato anche dall’analisi del telefono cellulare sequestrato a uno degli indagati.
Tra le figure ritenute di maggiore rilievo nell’organizzazione compare Salvatore Verga, 36 anni, indicato dagli inquirenti come uno dei presunti promotori della strategia intimidatoria che avrebbe interessato diversi esercizi commerciali della città.
Cracolici: «Le carceri non possono diventare centrali operative della mafia»
Il presidente della Commissione regionale Antimafia, Antonello Cracolici, ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto dalla Procura di Palermo e dalle forze dell’ordine, sottolineando però come il risultato investigativo non possa far abbassare il livello di attenzione.
Secondo Cracolici, la vicenda evidenzia una criticità che richiede risposte immediate da parte dello Stato: la capacità delle organizzazioni mafiose di continuare a esercitare il proprio potere anche dall’interno degli istituti penitenziari.
«Mi congratulo con la Procura di Palermo e con tutte le forze dell’ordine per aver fermato il gruppo responsabile delle intimidazioni e degli attentati che hanno seminato paura in città», ha dichiarato.
Il presidente della Commissione Antimafia ha poi rivolto un appello al Governo nazionale affinché venga affrontata con decisione la questione della sicurezza nelle carceri.
«Le strutture penitenziarie non possono trasformarsi in luoghi dai quali continuare a impartire ordini criminali. È necessario impedire che telefoni cellulari e altri strumenti consentano ai detenuti di mantenere il controllo delle organizzazioni mafiose all’esterno. Lo Stato deve garantire che il carcere torni a essere un luogo di reale isolamento rispetto alle attività criminali».

