L’affidamento del servizio a cooperative di medici consentirà all’Asp di Messina di garantire la continuità assistenziale nei Pronto soccorso e nei reparti maggiormente in sofferenza per la carenza di personale. Una misura che punta a evitare disagi immediati ai cittadini, ma che, secondo associazioni e rappresentanze sindacali, non affronta il problema strutturale della sanità nel territorio tirrenico.
Al centro del confronto torna infatti il futuro degli ospedali “Fogliani” di Milazzo e “Cutroni Zodda” di Barcellona Pozzo di Gotto, chiamati dalla programmazione regionale a lavorare in maniera integrata, ma ancora lontani dal raggiungere una piena collaborazione.
La carenza di medici e la risposta dell’Asp
L’appalto da 8,1 milioni di euro per l’assistenza medica specialistica rappresenta una risposta concreta all’emergenza determinata dalla difficoltà nel reperire personale sanitario. Grazie al supporto delle cooperative sarà possibile mantenere operativi i servizi più critici, evitando ulteriori riduzioni dell’assistenza nei pronto soccorso e nei reparti ospedalieri.
Tuttavia, questa soluzione viene considerata da molti soltanto un rimedio temporaneo, incapace di risolvere le criticità che interessano da anni la rete ospedaliera della provincia.
La rete ospedaliera ancora incompleta
Secondo la pianificazione sanitaria regionale, gli ospedali di Milazzo e Barcellona Pozzo di Gotto dovrebbero svolgere funzioni complementari, con una distribuzione dei reparti capace di evitare duplicazioni e garantire servizi più efficienti.
Molte delle Unità operative previste, però, non sono mai entrate realmente in funzione. Una situazione che continua a generare squilibri organizzativi e difficoltà nella gestione dei pazienti.
Tra gli esempi più citati vi è quello dell’Ortopedia del “Cutroni Zodda”, reparto che, pur essendo attivo, non riesce a gestire in modo completo i principali casi di traumatologia, con numerosi pazienti che vengono trasferiti al “Fogliani” di Milazzo.
Calabrò e Andriolo: “Serve un sistema realmente integrato”
A rilanciare il dibattito sono Paolo Calabrò, esperto per la sanità della sindaca di Barcellona Pozzo di Gotto, e Attilio Andriolo, responsabile di Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato.
I due evidenziano come la rete ospedaliera prevista sulla carta debba finalmente tradursi in un’organizzazione concreta, chiedendo all’Asp di chiarire quale sarà il futuro dei due presidi ospedalieri, indipendentemente dal ricorso alle cooperative private.
Secondo Calabrò e Andriolo, la priorità è costruire un modello in cui Milazzo e Barcellona operino come un unico sistema sanitario, con competenze ben definite e servizi complementari, evitando sovrapposizioni e garantendo risposte più efficaci ai cittadini.
La posizione della Fp Cgil
Sul tema interviene anche la Fp Cgil Messina, che guarda con preoccupazione all’affidamento dei servizi alle cooperative.
Per il segretario generale Antonino Trino, questa scelta rappresenta un ulteriore passo verso l’esternalizzazione della sanità pubblica, anziché una soluzione definitiva alle carenze di personale.
Secondo il sindacato, sarebbe stato necessario investire maggiormente nell’assunzione di medici e operatori sanitari, rafforzando gli organici e rendendo il servizio sanitario più stabile e autonomo.
Il futuro della sanità nel comprensorio tirrenico
Il ricorso alle cooperative consente oggi di affrontare l’emergenza, ma il confronto resta aperto sul modello di sanità che il territorio dovrà avere nei prossimi anni.
Per istituzioni, associazioni e rappresentanti dei cittadini, la vera sfida sarà completare la rete ospedaliera prevista dalla Regione Siciliana, rendere operative tutte le unità ancora mancanti e creare un sistema realmente integrato tra Milazzo e Barcellona Pozzo di Gotto, capace di offrire servizi qualificati, continuità assistenziale e una sanità pubblica più efficiente.

